Camion e soste selvagge, scatta la diffida

Residenti, professionisti e commercianti all’attacco: «Il Comune applichi il piano traffico o andremo dal prefetto e al Tar»
L’AQUILA. Residenti, commercianti, titolari di studi professionali in rivolta per disagi, caos nella viabilità e sporcizia nello storico quarto di Santa Giusta, il più antico della città. Lì ci sono i prestigiosi Palazzo Gualtieri e Palazzo Centi, ex sede della giunta regionale, oltre alla storica chiesa parrocchiale: un’area in stato di abbandono e utilizzata come zona di sosta generalizzata, anche in doppia fila, per mezzi pesanti e addirittura cingolati. Mentre i residenti, spesso muniti di passo carrabile, devono chiamare la polizia urbana per uscire dai garage. In molti temono problemi di incolumità: qualora dovesse passare un’ambulanza troverebbe insormontabili problemi di accesso.
CODACONS. Al punto che il Codacons ha presentato una diffida al Comune per ottenere l’approvazione del Piano urbano traffico (Put). Secondo il Codacons, l’ente sarebbe «totalmente inadempiente sulla disciplina della mobilità nel breve periodo con riferimento alla situazione transitoria relativamente a una ricostruzione a macchia di leopardo. Il Codice della strada impone al Comune, per l’appunto, di approvare il Piano urbano del traffico che tenga conto delle situazioni determinate dalla ricostruzione e della loro evoluzione. Queste le principali contestazioni: mancanza di individuazione di percorsi pedonali per l’accesso al centro con il periodico accertamento di insidie; mancanza di parcheggi in misura adeguata; assenza di un collegamento diretto con il centro storico mediante mezzi pubblici. Il Put è un insieme di interventi coordinati per il miglioramento, nel breve periodo, nella circolazione. Il periodico aggiornamento si rende necessario con l’evoluzione della ricostruzione dell’Aquila e con l’aggiornamento della messa in sicurezza». Per il Codacons, sostenuto dai residenti, è ravvisabile una rilevante omissione: di lì la diffida per obbligare l’ente a emanare un atto amministrativo generale quale è il Put. La diffida, peraltro, presentata alcuni mesi fa, è scaduta e tutto lascia pensare che sarà proposto un ricorso al Tar per ottenere il rispetto degli obblighi.
DAL PREFETTO. Alcuni si stanno mobilitando per fare una nota al prefetto, sottoscritta da molte firme, per chiedere un commissario che si sostituisca all’ente per l’adempimento. Ma ci sono anche altre iniziative in corso. Di recente un professionista che opera in centro storico ha citato in giudizio il Comune chiedendo danni per i disagi causati dalla mancata regolamentazione e indicazione della viabilità.
I CITTADINI. «Ci domandiamo», dicono alcuni residenti, «che senso abbia invocare il rientro della popolazione in centro se poi il Comune non regolamenta viabilità e parcheggi». Gli stessi residenti segnalano come sono loro stessi e pulire gli spazi sporcati dai materiali di risulta lasciati dagli automezzi. E, inoltre, che il Comune non li ascolta: «Meno della precedente amministrazione». Resta ancora presente a piazza Santa Giusta il segnale di divieto di accesso, testimonianza di una regolamentazione ante-sisma mai più ripristinata, segnale oggi sistemato in uno spazio fatiscente attorno a macerie e detriti che ben fotografa lo stato attuale dello storico quarto.
ZONA SAN MICHELE. Lì succedono cose emblematiche: la strada è stretta e a doppio senso e spesso da un lato arrivano camion e dall’altro le macchine. L’ingorgo è garantito anche perché spesso ci sono parcheggiati mezzi pesanti. Si parla anche dell’idea dell’ente di nominare un tecnico esterno per uno studio globale della viabilità con riferimento a via dei Giardini dove sta l’hotel San Michele e altre vie limitrofe: per i residenti ci sono abbastanza tecnici in Comune per affrontare un problema non insolubile con meno costi e meno tempo.
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