Campo da rugby, sfuma il sogno

15 Dicembre 2020

Roio, il progetto resta nel cassetto. Lo storico Ciccozzi: «Territorio penalizzato»

L’AQUILA . Qualche anno fa Roio stava per coronare un sogno, quello di avere un impianto sportivo del tutto dedicato al rugby in località le Fontane. Ma da allora tutto tace. A lanciare un appello al Comune dell’Aquila affinché quel progetto possa essere tirato fuori dai cassetti e concretizzato è Fulgenzio Ciccozzi, storico di Roio. «Alla realizzazione dell’opera», ricorda Ciccozzi, «avrebbero contribuito la provincia di Rovigo, lo stesso proprietario del terreno, la Old Rugby – che per l’occasione organizzò una festa al parco del Castello – e la volontà di tante altre persone. Purtroppo tutti costoro non trovarono l’appoggio dagli stessi roiani e dagli enti pubblici. Niente da fare quindi. Sembra che alla vallata di Roio, vocata alla cultura, al turismo, allo sport e non certo all’industria, tutto sia precluso. Infatti, da quel che so, quel progetto non rientra nemmeno fra quelli presentati dal Comune dell’Aquila in virtù della legge regionale 41 del 2011. Probabilmente la colpa è anche di noi roiani che non sappiamo farci rispettare e non crediamo fino in fondo alle potenzialità che offre il nostro territorio (potenzialità da cui trarrebbe beneficio anche L’Aquila), lasciandoci cullare dalla vicinanza della città nella quale è possibile praticare queste discipline sportive. Ci è stato tolto il Comune, poi la circoscrizione, a nostra difesa non restano che gli usi civici e i consigli territoriali di partecipazione i quali, oltre ad avere solo facoltà consultive, sono ormai completamente scomparsi dalla scena amministrativa. Poi, mi chiedo, il piano regolatore di cui si parla da anni, prevede spazi adibiti alla realizzazione di impianti sportivi in un punto baricentrico delle frazioni? A che punto è il progetto di riqualificazione della Pineta?». Alle domande segue l’appello da parte dello storico alle istituzioni locali. «Dunque è all’amministrazione comunale che rivolgo un appello affinché la conca roiana, che nei progetti della “Grande Aquila” doveva essere il fiore all’occhiello della città, rientri tra i piani di uno sviluppo sostenibile che faccia dello sport, del turismo e della cultura il fulcro su cui fondare un futuro possibile anche e soprattutto con la prospettiva di creare nuova occupazione», sottolinea Fulgenzio Ciccozzi, «noi roiani invece, stiamo lasciando depredare, cementificare il nostro territorio senza battere ciglio e per giunta senza chiedere nulla o poco in cambio. L’anacronistico egoismo campanilistico di ogni frazione rema contro ed è forse uno, non il solo, dei pesi di cui dovremmo immediatamente liberarci se vogliamo che Roio possa risorgere».
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