Campo di Fossa diventa scenario di un romanzo tra la storia e l’attualità

Un volume di Centofanti e Placidi descrive la città del 1600 Dodici anni fa divenne l’epicentro del lutto e del dolore
L’AQUILA. Oggi all’Aquila ne è rimasta traccia in “via Campo di Fossa”, una strada che poco più di dodici anni fa diventò il luogo del dolore e della tragedia. Il terremoto buttò giù interi palazzi e al mattino del 6 aprile 2009 le lacrime bagnarono le macerie, i volti dei sopravvissuti e quelli dei soccorritori tracciati anche dal sudore e dalla polvere di una notte frenetica alla ricerca di qualche barlume di vita.
campo di fossa
Quell’area, Campo di Fossa appunto, ha però una storia che finora non era stata raccontata compiutamente. Ci ha pensato Errico Centofanti, con un romanzo storico scritto a due mani con Vladimiro Placidi (editore Colacchi). Il libro si intitola “Assassini, Spettri e Monsignori nell’inquieto Seicento aquilano”.
la doppia storia
Si tratta di due romanzi diversi l’uno dall’altro, ma che si attraggono reciprocamente. Il palcoscenico di riferimento è quello del 1600 (il secolo XVII) ritenuto un secolo “buio” per la città dell’Aquila: a quell’epoca dominavano gli spagnoli, ai quali interessavano soltanto il potere e la riscossione delle tasse. In realtà, quando si va a scavare un po’ di più, ne viene fuori un quadro che appare molto più articolato e con spunti anche interessanti.
luogo simbolo
«Un luogo fatto persona», di Centofanti, è appunto Campo di Fossa «un sito della nostra città» dice l’autore, «che assume e tramanda suggestioni e significati dalla sua fondazione fino ai giorni del sisma del 2009, quando di esso e delle caverne e cavità circostanti si parlò a proposito dei crolli di alcuni edifici. Campo di Fossa è area a confine con le mura meridionali della città che, seppur destinata all’edificazione di alcuni dei 99 borghi fondatori, rimase ad ospitare vigne, orti, grani e monasteri di dubbia severità fino a quando conobbe un esteso sviluppo, dopo il 1888, a seguito della trasformazione del convento di San Michele nella sede dell’esposizione agraria regionale». Il luogo, nella scrittura di Centofanti, restituisce segreti di monasteri, di ordini conventuali, di capitani spagnoli ed eroi repubblicani che all’Aquila poi sparsero il seme risorgimentale.
il racconto
Il racconto del co-autore Placidi si intitola “Il lato oscuro dell’ombra: un mistero irrisolto dell’Aquila del Seicento”. «Quello fu il secolo del razionalismo», è scritto nella nota dell’editore, «di Galilei, del Barocco, del Naturalismo in pittura e in letteratura, un secolo che vede una città, L’Aquila, perdere la sua ricchezza, derivante dagli allevamenti e dai commerci, e restringersi a sede di un ceto blasonato più che altro attento al potere derivante da feudi e posizioni parassitarie».
storia di un omicidio
«In questo quadro si consuma l’omicidio del barone Bonanni, fatto reale, che viene trasfigurato e utilizzato dall’autore per raccontare la vita quotidiana: dall’insediamento dei Gesuiti alla costruzione della loro dimora, dall’attività di pittori come il Celio, che dipinse per chiese e conventi, alle processioni, intese come atto di deferenza verso la Corona spagnola e palestra per l’esibizione del potere locale, sul movimentato sfondo delle famiglie aquilane nei loro rapporti con la Chiesa cattolica, con i francesi e con le rivendicazioni tipiche del Mezzogiorno italiano». Il libro offre, quindi, due romanzi che parlano di un secolo, il Seicento, che fu periodo di trasformazione, di ricerca, di invenzioni e di guerra. Un secolo che trasfigurerà la storia dell’Europa e dell’Aquila, gettando le basi della cultura moderna.
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