Campotosto: anno nuovo, stessi guai

Il centro montano a pochi giorni dal terzo anniversario del terremoto, tra promesse mancate e attesa di rinascita
CAMPOTOSTO. Ieri a Campotosto è stato un giorno di lutto. In tanti hanno dato l’ultimo saluto a Carmine Masci, 85 anni, storico ristoratore locale che molti anni fa scommise sulle potenzialità turistiche del paese. Creò prima un piccolo bar che poi diventò ristorante e struttura ricettiva (che oggi si chiama “Serena” ed è gestita dagli eredi di Carmine) dove alloggiare, gustare i piatti della tradizione e gli ottimi prodotti locali, dai formaggi alla celeberrima mortadella di Campotosto. Il rito funebre è stato celebrato nella piccola chiesa provvisoria che è stata realizzata grazie ai fondi della Caritas e inaugurata il 13 dicembre scorso dal cardinale arcivescovo, monsignor Giuseppe Petrocchi.
TERZO ANNIVERSARIO. Dal terremoto del gennaio 2017 ormai sono passati tre anni. Campotosto non ha più una vera chiesa e nemmeno il municipio. Entrambi sono crollati sotto i ripetuti colpi di tre sismi (2009, 2016 e 2017 che è stato il più devastante per il centro montano). Il sindaco di Campotosto Luigi Cannavicci ha il suo ufficio in uno slargo sterrato che si trova proprio davanti alla “casa” che è stata costruita dagli alpini, “casa” nella quale si svolgono le principali attività che fanno da collante per una comunità che ha bisogno di stare insieme e non disperdersi. Parlare di ufficio è in realtà una esagerata metafora. Si tratta di un container di cinque o sei metri quadrati dove a malapena trova spazio la scrivania del primo cittadino e uno scaffale con le pratiche urgenti.
LO SCONCERTO. Il sindaco Cannavicci è sconfortato e sconcertato allo stesso tempo. I sindaci vivono in prima linea e sono quelli che dovrebbero dare risposte a chi chiede loro quando potrà tornare nella casa originaria. «Soprattutto gli anziani, e qui sono tanti», dice il sindaco, «quasi ogni giorno mi chiedono notizie sulla ricostruzione. Io, purtroppo, non ho certezze. So soltanto che la burocrazia, il doppio cratere, le lentezze nell’esame delle pratiche, le norme complesse, hanno causato lo stop completo della rinascita. L’unica cosa che siamo riusciti a fare nel corso di questi anni è stata, grazie anche all’Esercito, la rimozione delle macerie».
COSA RESTA. La piazza di Campotosto, su cui prima del 2009 troneggiava una grande campana, ora assomiglia più che altro a un brutto “luna park”. È infatti una sorta di “baraccopoli” dove trovano posto i servizi essenziali: dal bar al negozio di generi alimentari. Eppure qualche novità c’è. Ieri mattina la dottoressa Teresa Cocco, molisana di origine e titolare della farmacia del paese dal 1985, era impegnata a sistemare il nuovo locale realizzato grazie a tanta solidarietà ricevuta. In questi anni ha sempre garantito il servizio, dal 2017 lo ha fatto in un camper. «Ora», dice, «finalmente posso tornare a lavorare con un minimo di serenità». Teresa Cocco è fra quelle persone che non si sono arrese. Lei ha continuato a credere in questo paese dove d’inverno non si incontra quasi nessuno, ma c’è sempre chi ha bisogno di un farmaco oppure anche di un semplice consiglio. Il bar, la farmacia, l’ufficio postale, la chiesa parrocchiale, il negozio di generi alimentari, la stazione dei carabinieri, il municipio: in un paese “normale” tutto ciò lo si dà per scontato. Qui, invece, è “straordinario” che ci sia ogni mattina chi “apre” e dà, a se stesso e agli altri, alcuni segni di una vita che il terremoto ha provato a spazzare via.
LAGO PROSCIUGATO. Il lago artificiale (nato circa ottanta anni fa per far funzionare le centrali idroelettriche) in questi giorni ha un livello dell’acqua molto basso. C’è chi dice che è per precauzione. Sin dal 2009 di parla di possibili pericoli in caso di cedimento, in particolare, della diga principale. I controlli sulla stabilità delle dighe però vengono svolti 24 ore su 24. I segnali che sono giunti e giungono dalle autorità competenti sono stati e sono rassicuranti. Il lago rappresenta una risorsa turistica fondamentale per Campotosto. Per non parlare dei panorami mozzafiato che caratterizzano questo angolo d’Abruzzo. Gli abitanti che “resistono” chiedono però interventi rapidi e un cronoprogramma preciso per la ricostruzione. Altrimenti il rischio è che tutto resti soltanto un ricordo. Come una bella cartolina che con il tempo si sbiadisce.
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