Campotosto, paese in ginocchio per terremoto e neve

21 Gennaio 2017

La rabbia dei residenti: soccorsi arrivati in grave ritardo Il sindaco smorza le polemiche: qui eventi eccezionali

CAMPOTOSTO. Un paese in ginocchio con le sue frazioni. Montagne di neve arrivate in una sola notte e poi il terremoto a rendere la situazione più drammatica e difficile. E poi ancora i soccorsi che sono arrivati solo dopo due giorni.

Allevamenti senz’acqua con il bestiame che rischia di morire in quelle stalle che sono crollate sotto il peso della neve e per le scosse del terremoto. Come a Poggio Cancelli dove il crollo di una stalla, dove erano ricoverate 200 pecore, ha provocato la morte di 80 ovini. Due giorni d’inferno e di paura che sono stati superati solo grazie al grande spirito di solidarietà che ha unito gli oltre cento residenti di Campotosto, i quali per far fronte alla drammaticità della situazione, si sono aiutati l’un l’altro fino a quando anziani e bambini non hanno avuto un riparo sicuro. Tutti i residenti sono stati sistemati nei Map sulla sommità del paese, alcuni dei quali erano già abitati e ora ospitano fino a tre famiglie in pochi metri quadrati. In tanti sono costretti a dormire per terra in attesa di una sistemazione meno difficile per le persone che hanno bisogno di maggior cura e attenzione. Ma la rabbia è tanta. «Ci hanno lasciati da soli per due giorni senza luce e senza niente», afferma il giovane fabbro del paese, «ci sono tanti anziani che vivono da soli e sono rimasti intrappolati nelle case con gli ingressi sbarrati da oltre due metri di neve. Una l’ho salvata io la mattina di giovedì. E dicono che tutto è a posto. Qui non è a posto nulla, manca tutto e siamo tutti prigionieri della neve». La signora Evelina, 82 anni, è rimasta intrappolata all’interno del suo Map per due giorni. La troviamo seduta vicino alla stufa a gas per cercare di alleviare il freddo della neve che, sommergendo la sua casetta in legno, ha creato una sorta di frigo gigante.

«Devo ringraziare Alessandro e Claudio che hanno tolto la montagna di neve che non mi consentiva di aprire la porta», racconta l’anziana, «mi sono sentita male e non potevo uscire per chiedere aiuto perché ero imprigionata in casa. Poi sono arrivati i ragazzi che mi hanno liberata. Ora sto meglio. Mi hanno portato un po’ di pane, un litro di latte, due mozzarelle e un po’ di biscotti, andiamo avanti fin che Dio vorrà». Come Evelina ci sono altre persone anziane che necessitano di cure. La farmacista del paese si sta prodigando per consegnare i medicinali ma con le strade ostruite dalla neve è tutto più difficile. «Siamo al freddo, siamo in mezzo al gelo. Perché non ci liberare le strade?», chiede con rabbia la farmacista lamentando forti ritardi nei soccorsi, «da giovedì mattina sto cercando di dare le medicine più urgenti con la farmacia danneggiata e con i farmaci a terra. Non ce la facciamo più. Vogliamo che ci liberino le strade dalla neve». Non sembra essere d’accordo con i suoi paesani il sindaco Luigi Cannavicci, il quale spezza una lancia a favore di protezione civile e forze dell’ordine.

«Ci troviamo di fronte a un evento di straordinaria emergenza con mezza Italia sommersa dalla neve», afferma il primo cittadino, «grazie al sindaco dell’Aquila Cialente e al consigliere regionale Pietrucci siamo riusciti ad avere una turbina che ci ha consentito di aprire un varco a una corsia e operare i primi soccorsi anche nelle frazioni di Ortolano e Mascioni. Capisco la rabbia dei miei concittadini e i disagi che stanno affrontando nei Map sovraffollati. Stiamo cercando soluzioni per rendere meno pesante il momento con eventuali trasferimento dei più vulnerabili all’Aquila. Come stiamo affrontando l’emergenza degli allevatori e dei loro animali. Attività particolari che hanno bisogno di acqua e di rifornimenti per andare avanti». Chiede di poter ricominciare a lavorare anche Goffredo Pandolfi, produttore della famosa mortadella di Campotosto. «Sono l’unico che la produce, devo per forza ripartire», afferma.

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