Candidati fasulli per diventare finanzieri

2 Aprile 2022

Nella truffa coinvolte 60 persone: mandavano sostituti coi documenti contraffatti a sostenere l’esame

L’AQUILA. Mandavano dei sostituti con documenti contraffatti a sostenere l’esame per diventare finanzieri. Persone preparate che sapevano rispondere alle risposte con facilità. In questo modo speravano di poter superare le selezioni senza dover studiare. La maxi truffa è stata però scoperta e sessanta persone sono finite in un’inchiesta della procura dell'Aquila. Si tratta di giovani provenienti da tutta Italia che avrebbero messo in atto scambi di persone in modo da superare senza problemi le prove scritte al concorso di arruolamento che si tenevano all’Aquila. Una truffa per poter far parte di coloro che le truffe dovrebbero combatterle. L’inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore della Repubblica dell'Aquila, Stefano Gallo, è nei confronti dei 60 candidati sostituiti e viene ipotizzato il reato di introduzione clandestina in luoghi militari. Il giudice del tribunale dell’Aquila, Guendalina Buccella ha avanzato invece l’ipotesi di reato della truffa e non ha accolto le richieste restrittive avanzate dalla procura, in particolare misure cautelari in carcere e ai domiciliari. La cosa che sorprende di più è il fatto che non si tratti di casi sporadici, ma di un sistema, portato avanti probabilmente da una vera e propria organizzazione. Tra gli aspiranti finanzieri avrebbero utilizzato lo stesso stratagemma per superare i test un centinaio di persone, anche se le misure sono state chieste per 60 di loro. Sarà più difficile individuare i complici della truffa, cioè coloro che si sostituivano ai ragazzi in concorso poiché più preparati, probabilmente pagati per la prestazione. Il sistema utilizzato era molto semplice: il finto candidato si presentava all’esame scritto con una carda d’identità che riportava la sua foto ma allo stesso tempo il nome del vero candidato. In questo modo dai controlli risultava tutto regolare. Il personale addetto alle operazioni d’ingresso non facevano altro che controllare il documento, leggere il nome e confrontare la foto sulla carta di identità con la faccia del candidato. Qualcosa però non ha funzionato ed è scattata l’indagine della procura. (p.g.)
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