Cani in una fossa, spuntano ammissioni

19 Luglio 2019

L’autrice della denuncia e il compagno rischiano di finire sotto inchiesta: «Così facevamo gli scavi»

SULMONA. Rischiano di finire loro stessi sotto inchiesta l’uomo e la donna dai quali è partito l’esposto che ha fatto scoprire la fossa in cui sono stati seppellite le carcasse dei cani morti nel canile comunale. Nell’esposto depositato il 13 marzo scorso alla caserma dei carabinieri di Sulmona, Mara Pelino, 53enne di Introdacqua, ha ammesso di aver partecipato, insieme al compagno Giuseppe Porziella, alla sepoltura di cani morti nel periodo in cui lei e il suo compagno lavoravano come volontari, aiutando la presidente dell’associazione Code Felici, Gabriella Tunno (al momento unica indagata nella vicenda), nella gestione del canile. «Ricordo che tra il 31 luglio e il 2 agosto del 2016», scrive Pelino nell’esposto, «alcuni cani del canile morivano e la Tunno li metteva all’interno del congelatore presente all’interno del garage. Dopo aver riempito il congelatore di questi cani morti, ha chiamato il mio compagno Giuseppe Porziella, per effettuare uno scavo dove metterci i cani morti. Alle operazioni abbiamo partecipato io, il mio compagno Porziella che ha scavato la fossa e poi ricoperto e la signora Tunno che li metteva dentro. Questi cani morti la Tunno li metteva in sacchi di plastica della spazzatura e poi li infossava. Di queste operazioni il servizio veterinario Asl di Sulmona non sapeva nulla». Al momento però, nell’inchiesta aperta su segnalazione della Pelino, c’è solo un’unica indagata che è la donna che gestisce il canile comunale. «Stiamo proseguendo le indagini difensive dalle quali sia ha conferma che coloro che hanno svolto il ruolo di accusatori sono in realtà, come da loro confessione, gli artefici materiali del seppellimento» afferma il difensore di Gabriella Tunno, l’avvocato Vittorio Masci, «approfondiremo le ragioni di questo loro comportamento». (c.l.)
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