Canistro, vandali e ladri nello stabilimento della Santa Croce

Nuovo furto di rame e danneggiamenti vari nella notte dopo l'episodio della cabina elettrica divelta. La denuncia ai carabinieri fatta dal patron Colella, che ha diffidato nuovamente la Regione
CANISTRO. Santa Croce: nuovi furti e atti vandalici allo stabilimento di Canistro (L'Aquila). Un nuovo furto di rame ed atti vandalici si sono verificati nella notte nello stabilimento dell'acqua Santa Croce. Nelle passate settimane per rubare rame i ladri avevano divelto una cabina elettrica. A denunciare il fatto è stato oggi il patron della Santa Croce, Camillo Colella. Sul posto stanno facendo le verifiche i carabinieri. Attualmente nello stabilimento non è in atto la produzione perchè la Regione ha revocato la concessione della sorgente Sponga per motivi impugnati dall'azienda, che ha attivato un serrato contenzioso con l'ente. La proprietà ha trasferito in Molise la produzione, licenziando i 75 lavoratori e dando la responsabilità alla Regione Abruzzo, che non ha negato proroghe prima del nuovo bando. Intorno allo stabilimento da mesi si vivono momenti di tensione: prima con scioperi e presidi di protesta dei lavoratori contro Colella, nelle ultime settimane con blocchi di camion. (r.r.)
Colella diffida la Regione. Con due distinte note di diffida, la società Santa Croce, proprietaria dello stabilimento di Canistro (L'Aquila) e dell'omonimo marchio di acqua minerale, ha intimato alla Regione di sbloccare due questioni sulle quali da mesi l'ente non si pronuncia «causando lo stallo dell'attività, il licenziamento dei lavoratori, ingenti danni all'impresa e anche all'erario e ai cittadini perché l'acqua finisce nel fiume». In una si rinnova la richiesta di concedere la possibilità di captare acqua dalla sorgente Santa Croce Fiuggino, di cui la società dell'imprenditore molisano Camillo Colella detiene la concessione fino all'ottobre prossimo, non utilizzata finora perché, fino a qualche mese fa, era titolare della concessione della sorgente Sponga, che ha una portata superiore, alla quale sono stati messi i sigilli al culmine di un duro braccio di ferro tra le parti. La Santa Croce ha chiesto più volte la riattivazione per riavviare la produzione e riassumere una decina di dipendenti dei 75 licenziati dopo la revoca della concessione. La Regione ha rinviato il sopralluogo fissato per domani, 21 febbraio, al 28. Nella seconda diffida, la società per azioni chiede la restituzione dei circa 8 milioni di litri di acqua imbottigliata e sei serbatoi di accumulo di acqua, bloccati nello stabilimento da un sequestro amministrativo risalente a inizio novembre, firmato da dirigente regionale del servizio Risorse del territorio e attività estrattive Iris Flacco, con la motivazione che quell'acqua era stata captata dopo la revoca della concessione. «Per riattivare la piccola sorgente, sulla quale abbiamo una regolare concessione, abbiamo dato seguito a tutti controlli e a tutte le prescrizioni della Regione - spiega Colella - Tuttavia i dirigenti, in testa la Flacco, appoggiati dal vice presidente, Giovanni Lolli, e dal sottosegretario Mario Mazzocca, trovano ogni volta cavilli per far passare il tempo e impedirci di ripartire».

