Cansatessa, chiesa nuova nel nome di San Giovanni

24 Ottobre 2019

Al santo di Capestrano sarà intitolato il tempio da costruire Il legame con la città è antico e risale al quindicesimo secolo

Il 26 ottobre 1456 nella città croata di Ilok, fisicamente sfinito per la predicazione del Nome di Gesù ai crociati impegnati vittoriosamente nella difesa di Belgrado assediata dalle truppe di Maometto II, per di più colpito dalla peste, rese l’Anima a Dio il francescano Giovanni da Capestrano. Nella ricorrenza della morte, a oltre 560 anni, Capestrano accoglie fedeli provenienti da ogni dove e le rappresentanze ufficiali della lontana Ungheria, che riconosce nel Santo capestranese un proprio “salvatore”. Quest’anno l’evento assume un particolare valore anche per L’Aquila che dagli anni Ottanta gli ha intitolato la parrocchia di Cansatessa. L’arcivescovo cardinale Giuseppe Petrocchi ha presentato il progetto per la nuova chiesa parrocchiale, di cui la comunità locale sente da tempo il bisogno. L’arcivescovo ha informato i parrocchiani che è stata acquisita la disponibilità Cei per la concessione di un consistente contributo. La nuova chiesa intitolata a San Giovanni sarà inclusa in un moderno centro parrocchiale con adeguati spazi. Sarà ora il dinamico parroco di Cansatessa, don Marco, a doversi fare carico di trovare le risorse per integrare il sostegno Cei. L’occasione è utile per ricordare i contatti che il Santo capestranese ha avuto con L’Aquila nel XV secolo.
LA STORIA. All’Aquila frate Giovanni giunse intorno ai 30 anni, subito dopo la fondazione (1415) del Convento di San Giuliano, primo insediamento abruzzese della corrente francescana che stava operando una rivoluzione epocale in Italia e in Europa: l’Osservanza. Uomo di grande cultura giuridica, governatore di Perugia, imprigionato dalla fazione opposta nel carcere di Brufa, ivi decise di vestire il saio divenendo uno dei più stretti sodali di Bernardino da Siena. Si può affermare che Giovanni, nell’arco temporale fino a metà Quattrocento, abbia abbondantemente meritato la riconoscenza degli aquilani, per una serie di eventi e situazioni.
GRANDE PREDICATORE. Il Santo capestranese, nominato Vicario dell’Osservanza in Abruzzo nel 1421, l’anno seguente è all’Aquila dove tiene una delle sue memorabili prediche. Sembra che sempre all’Aquila nel 1424 durante l’assedio di Braccio da Montone, fu inviato al condottiero umbro per tentare di convincerlo a rinunciare all’impresa, senza riuscirvi; Braccio morì in quello stesso anno. Nel 1426 è a Roma per difendere vittoriosamente l’IHS bernardiniano dell’accusa di eresia poi si trasferisce all’Aquila e vi tiene una predica dedicata al Nome di Gesù. L’anno dopo pacifica le popolazioni di Lanciano e Ortona, e nel 1428 è ancora all’Aquila in occasione dell’indulgenza di Collemaggio. Il forte legame gli frutterà nel 1431 la designazione a Vescovo della città, carica cui volle rinunciare in favore di Amico Agnifili. Nel 1444 si trova in Sicilia per predicare la difesa contro i turchi che avevano invaso Rodi, quando è raggiunto dalla notizia della morte di Bernardino da Siena avvenuta all’Aquila. Raggiunge la città in tempo per partecipare ai funerali e vi rimane fino a ottobre.
CITTÀ DIVISA. In questa circostanza apprende che la città era stata dilaniata da sanguinose vicende causate da rivalità intestine e che proprio la morte del grande Bernardino aveva indotto gli aquilani a deporre le armi. Giovanni ottiene che la funzione di “paciere” venisse stabilmente affidata in città, per elezione, a due abitanti per quartiere. Tra il 1446 e l’anno seguente il Capestranese dedica gran parte del suo tempo all’Aquila, risiedendo a San Giuliano dove soggiorna a lungo anche in qualità di Vicario provinciale dell’Osservanza. Qui lavora alla predisposizione delle pratiche per ottenere la rapida canonizzazione di Bernardino. Nel 1447 vi predica la Quaresima e fonda il Convento di Santa Chiara Povera per il quale è ritenuto coautore della Regola con la beata Antonia da Firenze; fonda inoltre l’Ospedale San Salvatore. È segnalato nuovamente qui nel 1449 e l’anno seguente festeggia con gli aquilani l’attesa notizia dell’elevazione all’onore degli altari del santo senese, onorandone i resti mortali ivi conservati. Dal 1451 deve spostarsi, per molteplici incarichi pontifici in Europa da dove si attiva affinché sia l’amato convento di San Giuliano a ospitare il Capitolo generale degli Osservanti, dal quale venne nominato Vicario per l’Austria, la Stiria, l’Ungheria e la Boemia. In questi territori rimarrà fino alla battaglia di Belgrado dove predicò la Crociata difensiva contro i turchi, per morire poco dopo lo storico vittorioso evento.
LA REPRIMENDA. Durante questa prolungata assenza dall’Italia, si verifica un clamoroso episodio che lo conferma fortemente legato al suo Abruzzo dov’era nato e alla prediletta comunità aquilana. Aveva appreso da un messaggio inviatogli dal Magistrato della città che si aveva intenzione di realizzare nel Convento (probabilmente San Giuliano) una cappella in cui collocare il corpo del Santo senese. Con una lunghissima risposta, non in latino ma in volgare italiano, indirizza ai reggitori della Città una feroce reprimenda, sollecitando il ravvedimento degli aquilani a che, avendo l’onore di conservare i resti mortali di Bernardino, a lui edificassero non una cappella, ma un grande e monumentale tempio. Come noto, quel messaggio colpì duramente le coscienze degli aquilani e ne scaturì l’edificazione della Basilica che oggi ammiriamo. San Giovanni da Capestrano ha davvero meritato anche lui una chiesa dedicata dagli aquilani al suo nome, ovviamente di diverse dimensioni e monumentalità, segno un po’ tardivo ma meritatissimo per un vero amico e protettore, per molti importanti anni protagonista della storia dell’Aquila.
* presidente della
deputazione Storia Patria