CANTIERI APERTI/5»LE FRAZIONI
L’AQUILA. Il bazzanese che non ha giocato a pallone, o a «stoppella», «milu piru», o a «cerabottane» sul sagrato della chiesa di Santa Giusta, non è un bazzanese doc. La chiesa innalzata in nome...
L’AQUILA. Il bazzanese che non ha giocato a pallone, o a «stoppella», «milu piru», o a «cerabottane» sul sagrato della chiesa di Santa Giusta, non è un bazzanese doc. La chiesa innalzata in nome della Santa martirizzata insieme ai fratelli e al padre nell’VIII-IX secolo, è nel cuore di tutti gli abitanti della piccola frazione, simbolo della loro identità.
E proprio il restauro della chiesa è al centro di un delicato lavoro di recupero affidato alla ditta Cerm di Roma, il cui primo lotto d’interventi è partito nel novembre del 2013 con consegna prevista entro il settembre di quest’anno; poi, dovrebbe partire il secondo lotto. Circa un milione di euro la somma stanziata dalla delibera Cipe 135/2012 per il recupero della chiesa «che ha una delle facciate più belle d’Abruzzo». A dirlo è l’architetto Marcello Marchetti, direttore dei lavori nel cantiere di quello che definisce «un gioiello d’arte, le cui tracce storiche risalgono al IV secolo, quelle architettoniche al IX, fino alla costruzione della chiesa nel 1200»; è la facciata la parte più danneggiata dal sisma. E la chiesa, tra facciata, archi e affreschi, diventa un laboratorio work in progress.
DANNI E RECUPERO. «La facciata, non essendo perfettamente ammorzata (la riproduzione degli incastri con le pietre tra i vari muri) con i quattro muri retrostanti», spiega Marchetti, «ha avuto un ribaltamento verso l'esterno e un crollo nella parte centrale. L'architrave della finestra che sta tra i due rosoni, è crollata». E ora le sue pietre sono distese su un ripiano all’interno della chiesa, per essere studiata e ricomposta: «La modanatura esterna è fatta su pietre già precedentemente adoperate per un'altra finestra», dice Marchetti, «adesso si dovrà capire di quale struttura tale finestra faceva parte. Il restauro a volte chiarisce, a volte lascia dubbi».
Il recupero procede per fasi. La prima operazione è stata agganciare la facciata alle pareti laterali. Già eseguito il riammmorzamento della parete destra. Attualmente, si sta procedendo con quella sinistra; infine verrà ricomposta la facciata, le cui pietre del crollo sono tutte sistemate all’esterno della chiesa per essere catalogate e riposizionate esattamente come in origine. Danneggiati anche gli affreschi del XVII secolo, che appaiono «incerottati» in alcuni punti. Quasi intatto, invece, il tetto, che al tempo del sisma era stato da poco restaurato, «ma per operare sulle cerchiature sommitali che si vanno a riagganciare alla facciata», ha spiegato l’architetto, «lo abbiamo smontato. Poi sarà rimontato come lo abbiamo trovato». A subire meno danni sono stati il presbiterio, che era un rudere a cielo aperto ristrutturato dall’architetto Biolchi negli anni ’20, e la cripta. In fondo al presbiterio c’è un altro piccolo ambiente realizzato nel IX secolo «che sarà consolidato», conclude Marchetti, «e ripulito mantenendo lo spirito di vetustà che ancora vi si respira».
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