Cantieri, bufera sulle nuove procedure

11 Maggio 2019

Palumbo (Pd) e l’ex assessore Di Stefano all’attacco della giunta Biondi: «Le ultime delibere rallentano e peggiorano le cose»

L’AQUILA. La ricostruzione privata rallenta e le ultime delibere approvate dalla giunta per sbloccare l’impasse non faranno altro che peggiorare le cose. Ad affermarlo è il capogruppo del Pd in consiglio comunale Stefano Palumbo, che ha evidenziato alcuni effetti perversi che rischiano di provocare le nuove misure introdotte dal sindaco Pierluigi Biondi e dall’assessore alla ricostruzione privata Vittorio Fabrizi.
CORIANDOLI. Riferendosi alla delibera 144, Palumbo, affiancato dall’ex assessore della giunta Cialente, Pietro Di Stefano, ha osservato: «I vecchi criteri prevedevano la classificazione delle frazioni a seconda del livello del danno: gravissimo (D5), grave (D4), medio (D3) e moderato (D2). La ratio era far partire le frazioni più danneggiate con un maggior numero di famiglie sfollate. Ogni frazione era stata suddivisa in comparti, così da intervenire per blocchi di aggregati secondo un criterio preciso: i comparti che partivano prima erano quelli col maggior numero di prime abitazioni e di attività commerciali». La delibera approvata dall’attuale giunta, ha sottolineato Palumbo, «cancella l’ordine di priorità di ricostruzione delle frazioni e i comparti: ora si procederà con l’istruttoria delle pratiche che riguardano aggregati con abitazioni principali, senza preoccuparsi del fatto che potrebbero ritrovarsi in mezzo ad altri che, non avendo prime case, partiranno più in là negli anni. Fattispecie piuttosto diffusa nelle frazioni. Se prima, impropriamente, si parlava di ricostruzione a macchia di leopardo, oggi si deve parlare di ricostruzione a coriandolo».
PROGETTO UNITARIO. Criticata anche la nuova misura del progetto unitario: «In questo caso è la giunta a valutare le proposte dei privati e, se approvate, a trasmetterle all’Usra, imponendo una deroga rispetto al nuovo cronoprogramma. Così però si avrà una deregulation totale: dai comparti ai mini comparti che nasceranno spontaneamente qua e là, senza criterio, demandando la programmazione alla capacità di iniziativa privata. Con l’aggravante che viene lasciato alla giunta, cioè all’organo politico e non all’apparato tecnico, la discrezionalità sulla valutazione dei progetti unitari». Palumbo ha evidenziato criticità anche nella delibera 145, che modifica il vecchio disciplinare sui commissariamenti degli aggregati: «Il provvedimento definiva il processo con 16 capitoli, dalla composizione dell’albo dei commissari alle modalità di conferimento degli incarichi, a rotazione e con sorteggio pubblico. La giunta ha deciso di cancellare l’estrazione pubblica. Così viene meno la trasparenza. Avevamo introdotto anche delle fasce d’affidamento per competenza e professionalità: chi era nella fascia più alta poteva partecipare a procedure di commissariamenti senza un limite, poi c’erano le altre fasce: sotto i 10 milioni, sotto i 5, sotto il milione e così via. Ora basterà avere una laurea in discipline tecniche, economiche o giuridiche oppure essere stato amministratore di condominio per almeno 5 anni». Tutto ciò, ha detto Palumbo, è stato fatto per non guardare in faccia il vero problema, gli elenchi dei contributi istruiti: «In 7 mesi, dall’elenco 17 di ottobre 2016 al 21 di maggio 2017, la passata amministrazione aveva impegnato 196 milioni e 493mila euro per 413 pratiche con titolo edilizio, immediatamente cantierabili; negli ultimi 20 mesi di Biondi, invece, sono stati impegnati poco più di 174 milioni».