Cantieri chiusi, protestano le imprese

8 Maggio 2015

Associazioni di categoria e sindacati sollecitano il dietrofront del Comune: sono troppi otto giorni di stop, ne bastano 3

L’AQUILA. Cantieri edili fermi dall’11 al 18 maggio. È quanto stabilisce l’ordinanza firmata dal sindaco Massimo Cialente, in vista dell’88esima Adunata nazionale degli alpini. Ma il provvedimento, assunto per limitare i disagi alla circolazione e garantire la sicurezza dei cittadini e delle migliaia di alpini che affolleranno la città, fa già discutere. A manifestare un forte disappunto sono associazioni di categoria e sindacati, che hanno scritto al sindaco e al vice presidente della Regione, Giovanni Lolli, per chiedere una modifica della delibera, con la sola sospensione dell’attività dal 15 al 17 maggio. La richiesta è sottoscritta dal Collegio costruttori edili e affini Aniem Abruzzo, Cna costruzioni Abruzzo, Fillea-Cgil, Filca-Cisl e Feneal-Uil. «Non possiamo non manifestare un evidente disappunto», affermano sindacati e associazioni di categoria, «contro questo provvedimento, che comporterà un rilevante danno alle imprese e ai lavoratori impegnati nella ricostruzione post-sisma. Oggi, per un’impresa, sospendere l’attività per otto giorni rappresenta un danno in termini economici e organizzativi. Bisogna tener conto che le imprese impegnate nei cantieri aquilani non hanno altre commesse sulle quali poter dirottare temporaneamente le maestranze». La stima dei sindacati parla di 11mila lavoratori edili, che rischiano di non poter accedere neppure alla cassa integrazione.

«Nella prassi dell’Inps l’ordine di pubblica autorità è causa di incerta integrabilità della cassa integrazione», fanno notare i firmatari della lettera, «inoltre, l’intransitabilità delle strade, contenuta nell’ordinanza, è motivo di esclusione dalla Cigs in edilizia. Le imprese saranno costrette a sospendere dalle attività i lavoratori, con un evidente ammanco nella busta paga degli stessi. Problematiche di cui», affermano i sindacati, «il Comune deve tener conto, rivedendo tempi e modalità di applicazione della delibera».

«Salutiamo di buon grado la manifestazione che L’Aquila si appresta ad ospitare, per tutto ciò che di positivo porterà alla città», sottolineano, Aniem, Cn, Fillea, Filca e Feneal, «ma allo stesso tempo non si può penalizzare il settore dell’edilizia. È evidente che l’ordinanza, così come è stata impostata, produce un danno al sistema produttivo delle aziende che lavorano alla ricostruzione». L’invito è “al buon senso”, con l’interruzione dei lavori nei cantieri dal 15 al 18 maggio, come per le scuole, non oltre. Le associazioni di categoria e i sindacati chiedono, infine, che «il Comune e la Regione si adoperino con un intervento sull’Inps per garantire l’erogazione della cassa integrazione ordinaria per tutte le imprese impegnate nella ricostruzione post-sisma, all’Aquila e nelle frazioni, dove non sarà possibile lavorare.

Monica Pelliccione

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