Cantieri chiusi, scatta l’allarme per migliaia di operai edili

Sono molti quelli che dovevano essere riassunti ai primi di marzo e restano disoccupati L’Ordine degli architetti chiede il fermo totale. Fabrizi: bloccati i lavori anche per la viabilità
L’AQUILA. Cantieri della ricostruzione fermi – ma non solo – e situazione ancora tutta da capire, dopo il decreto del governo. L’Associazione costruttori edili (Ance) per ora non si pronuncia sulle chiusure, perché con un gruppo di esperti sta esaminando a fondo il decreto per vedere se ci sono tutti i paracadute, per aziende e lavoratori. «Al momento come Comune non abbiamo dato alcuna disposizione per la chiusura dei cantieri edili», afferma l’assessore comunale alla Ricostruzione, Vittorio Fabrizi.
«Per i cantieri che sono chiusi da una settimana e più è stata una decisione autonoma delle imprese, assunta comunque a tutela della salute dei lavoratori. Ma non sappiamo quali potranno essere le ricadute». In realtà la situazione al momento è abbastanza complicata: alcune imprese hanno deciso di anticipare la quota ferie ai dipendenti dei cantieri, altre, invece, sono in attesa di conoscere le direttive da eseguire. Non c’è, infatti, neppure la possibilità di mettere in ferie forzate gli operai – e questo riguarda anche le piccole aziende subappaltatrici – perché in genere le maestranze del settore edilizio vengono licenziate a dicembre per essere riassunte tra la fine di febbraio e gli inizi di marzo. Ma gli operai dei cantieri non hanno avuto il tempo di accumulare le ferie, quindi o vengono anticipate economicamente dalle imprese, oppure restano disoccupati. Per quelli assunti, invece, potrebbe scattare la cassa integrazione.
Sull’argomento chiusura cantieri della ricostruzione interviene anche l’Ordine degli architetti: «Per la salvaguardia dei lavoratori e dei professionisti, tecnici, progettisti, architetti e altre figure, è opportuno chiudere immediatamente tutti i cantieri edili presenti sul territorio, compresi quelli della ricostruzione, ad eccezione delle opere pubbliche ritenute strategiche», è l’invito che parte dall’Ordine degli architetti della provincia dell’Aquila, che nella riunione del consiglio, che si è svolta il 16 marzo scorso via Skype, ha stabilito di inoltrare una richiesta formale al presidente della Regione, Marco Marsilio, e all’Associazione provinciale costruttori (Ance), in cui si chiede, vista l’emergenza coronavirus, «la chiusura di tutti i cantieri, a salvaguardia della salute pubblica e degli operatori del settore».
«Mi risulta che abbia chiuso già da qualche giorno anche il cantiere del Comune per la costruzione della nuova viabilità nella zona denominata Quaianni, davanti alla caserma Pasquali, dove ci sono le fermate degli autobus», sottolinea l’assessore Fabrizi. «E questo dà anche la dimensione di quanto sia indispensabile in questo momento fermare tutto».
«Nella riunione di consiglio, in cui sono state affrontate diverse problematiche inerenti all’emergenza sanitaria e sociale in corso», dichiara Edoardo Compagnone, presidente dell’Ordine degli architetti, «è emersa l’esigenza di bloccare del tutto la filiera edile, sia pubblica che privata, escludendo da tale provvedimento le opere in corso di realizzazione, o che stanno per partire, che hanno carattere di priorità e urgenza in quanto strategiche per la collettività. Soprattutto nel nostro territorio, dove buona parte dei cantieri è legata alla ricostruzione post-sisma, con una concentrazione di appalti enorme che impegna, in provincia dell’Aquila, migliaia e migliaia di operai e liberi professionisti, provenienti da tutta Italia». Nei cantieri per la ricostruzione sono molti gli operai che provengono da fuori città e anche da fuori regione.
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