Cantieri fermi, L’Aquila pronta a tornare in piazza

Unanime adesione alla mobilitazione: mercoledì un sit in davanti alla prefettura E in assenza di risposte da Roma una grande manifestazione di protesta
FOSSA. Il primo passaggio sarà in prefettura. I sindaci del cratere 2009 consegneranno mercoledì prossimo, alle 10, al prefetto Giuseppe Linardi, un documento di sintesi con le richieste urgenti da trasmettere al governo.
Ma a una fase “istituzionale” seguirà, a strettissimo giro di posta, la mobilitazione cittadina, se non arriveranno risposte certe: la nomina dei due responsabili di Usrc e Usra, posti lasciati scoperti dopo il passaggio di Raniero Fabrizi alla Struttura tecnica di missione, e di un sottosegretario alla ricostruzione referente per il territorio aquilano. La riunione di ieri, a Fossa, alla presenza di molti amministratori locali, capeggiati da Francesco Di Paolo, dal sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, dei sindacati di categoria, di Ance, Cna e dei parlamentari, Gaetano Quagliariello e Stefania Pezzopane, si è conclusa con una constatazione di fatto: «Il governo deve fare proprie le esigenze del territorio sul tema della ricostruzione. Il sisma 2009 sta passando in secondo piano: è opportuno riaccendere i riflettori».
DAL PREFETTO. L’appuntamento è per mercoledì prossimo, alle 10, davanti alla prefettura. Non sarà una vera e propria mobilitazione, ma i sindaci contano di strappare un colloquio e soprattutto un impegno al prefetto Linardi. «Prepareremo un documento che conterrà le principali richieste da trasmettere al governo centrale», fa sapere Di Paolo, «siamo stati abbandonati. È arrivato il momento che la ricostruzione dell'Aquila e dei comuni limitrofi torni ad essere una priorità».
LISTA DELLE PRIORITÀ. Subito la nomina dei responsabili dell’Usrc e dell’Usra. «È questo il primo punto», evidenzia Di Paolo, «i sindaci sono concordi sul rischio di una paralisi totale della ricostruzione, con oltre 6 mila cantieri attivi al momento che ,in assenza di erogazione dei Sal, potrebbero fermarsi. A ciò si aggiunge l’impossibilità di farne partire altri, che pure hanno ottenuto il via libera dall’Utr, non essendoci nessuno a firmare le pratiche».
Da lunedì scorso l’attività amministrativa negli uffici della ricostruzione è praticamente ferma. Ma al governo si chiede anche di fare chiarezza sul personale che lavora alla ricostruzione, sulla stabilizzazione dei precari e sulle risorse per le maggiori uscite e minori entrate, non ancora stanziate per l’annualità in corso, che andranno a pesare negativamente sui bilanci comunali.
IN PIAZZA SUBITO. L’adesione alla mobilitazione è pressoché unanime: Confcommercio e Cna hanno già proclamato lo stato di agitazione, la Cgil si è detta propensa a scendere in piazza, come anche l’Associazione costruttori.
«Il passaggio formale dal prefetto è l'anticamera della mobilitazione generale», afferma Di Paolo, «siamo pronti a far sentire la nostra voce, come ad aprile scorso, quando è andata in scena la grande manifestazione cittadina di protesta contro il governo».
NUMERI ANOMALI. Mentre i sindaci battono i piedi con il governo, ci sono anche altre problematiche legate alla ricostruzione. Come il saldo degli occupati, che stride con la quantità dei cantieri aperti. Secondo il report di Opendataricostruzione, il database curato da Gssi, Università, Comune dell’Aquila e ActionAid, le 3.248 ditte edili impegnate nella ricostruzione hanno un numero medio mensile di cinque occupati per cantiere. Nei grandi aggregati la percentuale scende a 4,4. Nel 45% dei cantieri ci sono appena tre addetti: segno evidente della necessità di maggiori controlli sulle imprese.
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