Cantieri, trappola delle “scatole” venete

Gola profonda rivela nuovi particolari sul caso della Sertech che ha interrotto i lavori in dodici condomini e un aggregato
L’AQUILA. Una volta erano scatole cinesi. Oggi sono venete. Dal Mose all’Aquila, passando per l’Expo, alcune delle principali imprese del ricco Nordest hanno messo le mani sulla torta della ricostruzione dell’Aquila. Ma a quanto pare, alcune di esse non erano poi tanto ricche, nemmeno una volta intascate le cospicue provvidenze pubbliche della ricostruzione, visto che hanno creato un sistema a cascata di cessioni di appalto. E poi hanno abbandonato i cantieri lasciando in braghe di tela centinaia di persone che chiedono solo di poter rientrare a casa dopo 7 anni.
TRENTA APPALTI. «Due anni dopo il sisma», racconta uno dei cittadini ancora senza casa, «il Consorzio Consta riesce a farsi affidare più di 30 appalti, su “consiglio” degli ingegneri e di qualche furbo condomino. Un gioco da ragazzi, anche perché senza alcuna opposizione. Nel giro di due anni, prima ancora che cominciassero i lavori, avvengono ben tre cessioni di appalto. Da Consta a Consta Soles, da questa a Consta spa e da quest’ultima a Palomar. I lavori iniziano definitivamente nell’autunno 2014». A nulla valgono gli allarmi lanciati circa le difficoltà economiche di Consta. «Il capo del consorzio tira dritto. Nessuno, tranne pochi coraggiosi, solleva dubbi sulle operazioni in atto. Si arriva, così, alla terza cessione di ramo d’azienda in favore di una piccola impresa con un capitale di 450mila euro e competenze non specifiche di ricostruzione. Per di più, si erano susseguite, tra il 2013 e il 2014, qualcosa come 25 riunioni in 8 mesi in attesa che l’impresa esibisse le attestazioni richieste. Ma c’è di più. I singoli condòmini ricevono una lettera nella quale vengono diffidati dall’affidare i lavori a ditte locali e/o regionali, con la minaccia di denunce». A nulla valgono le proteste di alcune “mosche bianche” durante le riunioni.
LA QUARTA CESSIONE. «Nell’autunno 2014 Palomar inizia i lavori. Ha 2 anni di tempo. I lavori, fin dalle prime battute, procedono a rilento e in modo anomalo. Passano sei mesi e ad aprile 2015 avviene il quarto passaggio di consegne: l’appalto viene ceduto alla Sertech, altra impresa veneta con capitale sociale di 500mila euro. Anche in questo caso, tutti zitti. Dopo 6 mesi, anche la Sertech si ferma. La verità è che da quando hanno imposto di pagare prima i subappaltatori, per ottenere gli stati di avanzamento lavori, le ditte se la danno a gambe levate. La domanda senza risposta è questa: com’è possibile che tecnici e capi di aggregati abbiano affidato i lavori a ditte del genere? Era già tutto scritto in partenza. Come denunciato nei verbali di assemblea». Chissà se quei fogli interessano a qualcuno.
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