Caos Cogesa, ora il nodo si chiama L’Aquila

Resta da affrontare (e risolvere) la questione del contratto per i rifiuti provenienti dal capoluogo
SULMONA. Tre giorni di tempo per il passaggio di consegne tra il vecchio cda guidato dal presidente Nicola Guerra e l’amministratore unico dimissionario Franco Gerardini. Tre giorni in cui Gerardini dovrà evidenziare ai suoi successori le incombenze più urgenti da affrontare per non rendere la situazione ancora più pesante. Con la spada di Damocle del fallimento che pende sulla testa della Cogesa, la società che si occupa dello smaltimento dei rifiuti per conto di 64 comuni dell’Abruzzo interno, ogni passaggio amministrativo potrebbe risultato decisivo per le sorti della partecipata. Da affrontare anche il problema dei rifiuti dell’Aquila, e in particolare del nuovo contratto che regolerà il rapporto tra il capoluogo di regione e il Cogesa per continuare a conferire i rifiuti nella discarica di Noce Mattei. E questo risulta essere uno dei nodi più difficili da sciogliere anche e soprattutto alla luce delle proteste che arrivano ogni giorno dai residenti delle frazioni nei pressi della discarica che non vogliono più sentire parlare di rifiuti aquilani.
«Sono i rifiuti che arrivano dall’Aquila che rendono l’aria irrespirabile e piena di elementi nocivi per la salute», hanno sempre sostenuto residenti e membri del comitato.
Altro nodo da sciogliere è quello relativo alla scadenza del Cda che cadrà il prossimo 30 aprile. Una decina di giorni, compreso i festivi, per sistemare tutte le cose che non si è riusciti a risolvere in mesi se non in anni di amministrazione. L’ipotesi più probabile è che venga concessa una proroga a Guerra e compagni, affinché possano affrontate al meglio tutte le operazioni che impone lo stato di crisi della società dichiarato proprio da loro alla vigilia della ormai famigerata assemblea in cui sono stati “licenziati” da una parte dei sindaci soci, appartenenti all’area del centrosinistra. Un passaggio che dovrebbe essere fatto prima attraverso il controllo analogo e poi con il si dell’assemblea dei soci, ancora spaccata in due fazioni che dal 30 dicembre scorso si stanno scontrando senza esclusioni di colpi. (c.l.)
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