Capistrello, viaggio nel paese dello stalker

29 Dicembre 2015

Dopo l'arresto di Fabrizio Lusi la gente non ama parlare degli anni trascorsi tra lettere anonime, minacce e denunce. Una reticenza che però nasconde anche proccupazione, come quella del barista: «Finchè si toccava la politica era un gioco, ma guai a toccare le mogli. E se qualcuno tocca mia figlia muore»

CAPISTRELLO. Per anni gli abitanti di Capistrello hanno dovuto fare i conti con quello che è stato definito un “persecutore seriale”. Minacce e molestie emerse in questi ultimi mesi, fino a delineare una vera e propria leggenda metropolitana. Lettere anonime, con timbri e sigilli falsi, nelle quali venivano reclamati ingenti debiti oppure avvii di procedimenti penali, per sfruttamento della prostituzione o per reati legati al mondo della droga. Oppure messaggi hard che hanno gettato nella disperazione una minorenne del paese, oltre che una donna di cui probabilmente si era innamorato e che non ha mai corrisposto il suo amore.  Una storia su cui aleggia un fondo di mistero, tanto che gran parte degli abitanti del paese della Valle Roveto, nega di aver mai sentito qualcosa di simile.

Eppure le accuse rivolte all’unica persona indagata, Fabrizio Lusi, un geometra di 53 anni, appaiono ben circostanziate. Fatto sta che nessuno in paese vuole parlare di questa storia che i più dicono di aver appreso solo dai giornali. Lo stesso Lusi, che abita con gli anziani genitori e il fratello, non sembra essere molto conosciuto in giro. Gli abitanti di Capistrello preferiscono non parlarne, un po' per vergogna, un po' per quella ritrosia - o fose quella riservatezza - tipici dei piccoli borghi, dove «il pettegolezzo, il gossip, sono all'ordine del giorno, ma quando c’è da fare muro si fa muro», commenta una donna originaria di Capistrello, ma che nel paese torna da Roma soltanto per trascorrere le sue ferie.

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Quasi tutti si rifiutano di parlare. «Forse gli abitanti di Capistrello non dicono nulla per proteggere sé stessi», ipotizza una turista romana la cui famiglia è originaria di queste parti. «Non è omertà, ma una sorta di reticenza generale, per preservare l’onore del paese. Ed è consuetudine soprattutto per gli anziani e le anziane sedersi insieme e raccontarsi storie». Quei pochi che vogliono parlare si mostrano increduli della storia dello stalker.

Le accuse sono piuttosto precise, secondo gli investigatori chi è tirato in ballo dalle indagini deve rispondere di stalking collettivo. L’uomo avrebbe inviato lettere a mezzo paese, falsificando carte intestate del ministero degli Interni e della Giustizia, convocando le vittime a fantomatici colloqui in caserma per inchieste inesistenti, rischiando di far venire un malore a un invalido che si è visto consegnare a casa un ordine di pagamento di diverse migliaia di euro con tanto di bollo delle Agenzie delle entrate e firma del direttore della sede di Avezzano.

Una simile vicenda, in generale, turberebbe chiunque come spiega Emiliano De Cristofaro, titolare del centralissimo Caffè Forever di via Roma, che - ben lungi dal puntare il dito su qualcuno in particolare almeno fino a quando la giustizia non avrà fatto il suo corso – appare molto preoccupato. «È vero che da una parte ciò il fatto di recapitare dei falsi atti pubblici rappresenta una specie di gioco», valuta, «ma far arrivare dei disegni pornografici a una minorenne è molto grave, così come arrivare a minacciare delle donne. Se fosse successo questo a mia moglie o a mia figlia non sarei rimasto tranquillo. Lascio tutte le indagini del caso alle forze dell’ordine e non sto certo accusando nessuno in particolare, ma se arrivassero dei documenti così volgari a mia moglie, non reagirei tanto bene. E se qualcuno tocca mia figlia muore».

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