Capitano Ultimo: «La mia lotta alla mafia»

Storie, aneddoti, messaggi: l’uomo che ha catturato Totò Riina incontra gli studenti di Carsoli
CARSOLI. «Vivo come un privilegiato: ho casa, auto, mangio. E chiedo scusa a chi non ha tutto ciò. Donatevi agli altri, io lo faccio ogni giorno». Questo il messaggio che Sergio De Caprio, noto ai più come Capitano Ultimo, ha voluto lanciare ai ragazzi della scuola media e del Liceo scientifico, incontrati ieri a Carsoli.
Parole cariche di speranza, ma anche abbracci e incoraggiamenti ai giovani del territorio da parte dell’uomo che ha arrestato Totò Riina, capo dei capi di Cosa nostra. A dargli il benvenuto il sindaco Velia Nazzarro, il parroco don Roberto, la dirigente scolastica, Florenza Marano, e i rappresentanti delle forze dell’ordine e delle associazioni del territorio.
«Voi siete l’autorità più grande e sono qui a raccontare quello che ho fatto», ha detto il Capitano Ultimo rivolgendosi ai ragazzi e rispondendo alle domande del giornalista Daniele Imperiale, moderatore dell’incontro, «ho emozione a guardare voi giovani. Nel dono c’è l’eroismo e queste persone che si donano sta a voi farle sentire importanti, a partire dai vostri genitori».
Alcuni ragazzi, poi, hanno rivolto delle domande a De Caprio. Rispondendo a Carlo Prosperi, il colonnello ha ricordato la figura di Carlo Alberto Dalla Chiesa, «un uomo che ha cambiato il modo di approcciare ai criminali. Ci ha detto che per vincere serve la clandestinità e la compartimentazione».
A Nicholas Prosperi, invece, il Capitano Ultimo ha chiarito che vive «da privilegiato e ho molta vergogna per chi non ha nulla. Mi dono agli altri, sempre, e combatto ogni giorno».
Con Lorenzo Luciani, poi, ha ripercorso le tappe dell’arresto di Riina, definito «un momento importante perché ciò che sembrava da sempre impossibile si è visto che era possibile». Tutti sono rimasti incollati ad ascoltare storie, aneddoti e consigli di un uomo che vive costantemente con la paura e si dedica agli altri con la sua casa famiglia “Volontari Capitano Ultimo” alle porte di Roma, dove aiuta i meno fortunati. Inevitabile, poi, la domanda sulla scorta che gli era stata tolta nel dicembre 2018 e poi riaffidata dopo pochi mesi con una sentenza del Tar.
«Quando mi hanno detto che mi levavano la scorta la scelta mi ha ferito», ha commentato rispondendo a Federico Giuliani, «secondo loro non c’era bisogno perché non ero più in pericolo. Questo mi ha fatto capire che c’è da parte degli alti dirigenti una sottovalutazione della storia della criminalità. Negano che sia un pericolo per me, per te, per tutti e che non abbiamo ancora vinto. Queste cose sono gravi e il popolo deve chiedere spiegazioni. E se non sanno dare delle risposte se ne devono andare e lasciare spazio a chi fa meglio e parla meglio di loro».
Capitano Ultimo ha svelato ad Alessio Altibani il perché del guanto che indossa: «Ero a Roma e ho visto che stavano prendendo a frustate un lavavetri. Sono intervenuto e quel lavavetri mi ha regalato il suo guanto. Non aveva nulla, solo questo, e lo porto sempre con me perché mi ricorda chi sono». (e.b.)
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