Carbonizzati sei furgoni dell’acquedotto

7 Giugno 2018

Un boato, poi le fiamme (partite da un furgone) avvolgono altri 5 veicoli. Si esclude l’ipotesi dolosa: danni per 100mila euro

L’AQUILA. Un inferno di fuoco...nella casa dell’acqua. Un boato, poi un fumo nero che avvolge prima uno e poi, nell’ordine, altri cinque mezzi dell’ampio parco macchine della Gran Sasso acqua spa, la società che gestisce il servizio idrico integrato nell’Aquilano. Il pronto intervento dei vigili del fuoco, con grande spiegamento di forze, e la contestuale rottura di un tubo dell’acqua (causata dall’eccessivo calore) impediscono che il danno sia totale. Nello stesso garage, al momento del fatto, trenta mezzi fermi uno accanto all’altro. Secondo alcune stime vanno in fumo oltre 100mila euro. Tre mezzi sono completamente carbonizzati. Si tratta di veicoli quasi tutti nuovi, il più datato dei quali ha 20mila chilometri. Si indaga sulle cause, anche se, dalle prime verifiche, sembrerebbe da escludere l’ipotesi dolosa. L’indagine è affidata alla polizia.
ALBA DI FUOCO. L’allarme scatta intorno alle 4,30. Il sensore antincendio segnala un’anomalia mettendo in movimento i soccorsi. Le fiamme si propagano dall’interno di uno dei furgoni parcheggiati nel garage della sede dell’azienda, in via Ettore Moschino, nella parte alta del quartiere Torrione. Il furgone in questione (alimentato a diesel) è uno di quelli attrezzati per gli interventi di natura tecnica che prevedono anche la possibilità di effettuare saldature in loco. Gli esperti tendono a escludere che si tratti di un problema nato dal gruppo elettrogeno. Più accreditata, invece, l’ipotesi del vano motore.
LE INDAGINI. Difficile ipotizzare che qualcuno, nottetempo, possa essere entrato nel garage per appiccare il fuoco. L’avvocato Fabrizio Ajraldi, presidente della Gran Sasso Acqua spa, sul posto dalle prime ore del mattino per seguire le complesse operazioni di spegnimento, parla di «situazione dificile, superata dopo ore e ore di spegnimento e bonifica. All’interno del garage si sono superati i 400 gradi centigradi durante il rogo e la rottura del tubo di adduzione dell’acqua ha limitato le conseguenze. Non ci sono danni strutturali, anche se le fiamme hanno scoperto i ferri dei pilastri. Dunque saranno necessari interventi per ripristinare la piena agibilità dei locali, completamente sgomberati. Nessuna ripercussione, infine, sull’attività degli uffici».
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