Cardella: concreti i rischi di infiltrazioni della mafia

27 Agosto 2017

Trasacco ricorda Falcone. Il magistrato: l’abruzzese crede nello Stato e denuncia Proiettato il docufilm interpretato da Oddi, all’attore il premio “Torre d’argento”

TRASACCO. «C’era una volta a Palermo». E oggi c’è una storia che serve da esempio affinché quanto accaduto in quegli anni di mafia non si ripeta. Se n’è parlato a Trasacco, in piazza San Cesidio, nel corso di una serata dedicata alla memoria del giudice Giovanni Falcone, assassinato 25 anni fa da Cosa nostra. Alla tavola rotonda il magistrato Fausto Cardella, procuratore generale della Corte d’Appello di Perugia, Stefano Amore, assistente della Corte costituzionale, Primo Di Nicola, direttore del Centro e moderatore dell’incontro, e Corrado Oddi, interprete del docufilm di Alessandro Chiappetta “Giovanni Falcone, c’era una volta a Palermo», prodotto da Rai Storia nell’anniversario della strage di Capaci, per la regia di Graziano Conversano.
Negli ultimi anni anche in Abruzzo il dibattito politico e l’opinione pubblica hanno paventato il rischio di infiltrazioni mafiose nel territorio.
Al riguardo Cardella, che è stato anche procuratore all’Aquila, ha spiegato che «è un pericolo considerato alto, pur non essendo una prerogativa esclusiva dell’Abruzzo». E ha aggiunto: «Oggi è sempre più concreto il rischio di infiltrazioni nelle regioni più laboriose e più corrette storicamente, con un tasso di criminalità basso come l’Abruzzo e come L’Aquila dove ricordo che era pressoché trascurabile. Ci sono però fattori che inducono alla speranza e che non significa abbassare la guardia o far finta di niente. Prima di tutto va valutata la capacità di reazione di investigazione che ha lo Stato. Questa capacità è ovunque, ma nelle regioni come l’Abruzzo o l’Umbria, dove il male non è allo stato avanzato ma all’inizio, si può essere più ottimisti. L’abruzzese ha fiducia nello Stato e denuncia più facilmente e questo rende la vita difficile alle mafie».
Il docufilm ha colpito Cardella, che ha conosciuto sia Falcone che Borsellino in vita. «Ho iniziato la mia carriera a Palermo», ha raccontato, «dove entrambi facevano i giudici istruttori. Il mio primo incarico lo ebbi a Marsala, dove Falcone era stato giudice delegato. Poi li ho conosciuti molto meglio, purtroppo, dopo che sono morti, partecipando con il gruppo di Caltanissetta alle indagini. Ci siamo sforzati tutti di trattare il caso con la stessa emozione con cui il chirurgo tratta un intervento. Il coinvolgimento emotivo va tenuto a bada se vuoi fare una buona indagine. Oggi sono passati 25 anni e resta una forte emozione. Lo Stato ha saputo reagire: abbiamo catturato i mafiosi e abbiamo debellato Cosa nostra che ha subìto un colpo durissimo».
Oddi è stato insignito del premio “Torre d’Argento 2017”, ideato da Annamaria Di Gianfilippo, direttore scientifico di “Sapere Aude”. All’incontro hanno partecipato Giuseppe Di Pangrazio, presidente del consiglio regionale, Mario Quaglieri, sindaco di Trasacco, e Filippo Lucci, presidente Corecom.
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