Cardone: «Vi spiego come nasce la futura piazza Risorgimento»

6 Maggio 2018

Dibattito sul cantiere aperto nel centro di Avezzano, parla l’ingegnere ideatore della nuova fontana: «Ho pensato a memoria, simbolismo e sacralità. E a una pedonalizzazione a dimensione umana»

AVEZZANO. Sguardo rivolto al futuro, verso una città moderna e dinamica, custode di memoria e identità: identikit firmato Giancarlo Cardone, il giovane progettista marsicano vincitore del Concorso di idee per «ri-identificare il volto della nuova Avezzano», con fulcro la fontana di piazza Risorgimento, incompiuta dai primi anni Cinquanta. L’apertura del cantiere, con taglio del primo albero, ha animato il dibattito in città. Così il giovane autore, scelto dalla commissione presieduta dal professor Giovanni Carbonara, figura accademica di alto profilo internazionale nel campo del restauro e della conservazione del patrimonio storico, spiega come è nata l’idea.
Ingegnere, qual è l’idea di fontana, o meglio, di città?
«La vecchia fontana rappresenta un oggetto incompiuto e le aree adiacenti appaiono prive di genius loci e di una piena fruibilità. L’ipotesi progettuale va oltre la fontana, concepita come singolo organismo architettonico, e, pur rimanendo nella perimetrazione del concorso, abbraccia un ambito più vasto: una progettazione a scala urbana che mette in gioco l’idea di pedonalizzazione del centro. La ratio di tale ipotesi, complementare al progetto della fontana in sè, risiede nella necessità di restituire a tale nucleo urbano l’opportuna dimensione umana, mediante una piena fruizione pedonale degli spazi, consentendo così agli abitanti di vivere con consapevolezza lo spazio che li circonda».
Come cambierà la piazza?
«La composizione architettonica della nuova fontana si confronta naturalmente con la preesistente, che viene inglobata all’interno di una vasca di dimensioni maggiori in modo da enfatizzarne il valore simbolico monumentale. Le aree adiacenti divengono pedonali in modo da restituire importanza all’ambito urbano e di riaffermare il rapporto visivo fra la promenade architecturale e la cattedrale».
L’orologio della vasca fisserà l’ora del terremoto del 13 gennaio 1915 alle 7.48. Sull’orario, però, ci sono differenti vedute.
«Le 7.48? L’ora si evince da una fonte diretta, un telegramma del pro sindaco di Tagliacozzo inviato al ministero per la richiesta di soccorsi. A ogni modo, l’opera andrebbe letta nella sua globalità, con il suo valore semantico e la ricchezza delle sue licenze poetiche. Il primo layer (strato) è quello della memoria: la riqualificazione della struttura attraverso una reinterpretazione in un progetto più ampio; il secondo è quello del simbolismo: la fontana accoglie tre elementi scultorei verticali che richiamano i tre immissari principali del lago Fucino. Il terzo layer è la sacralità: la fontana costituisce una cerniera fra spazio sacro e profano che si concretizza nei giochi d’acqua».
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