Carne di cervo ai ristoranti Indagati dodici bracconieri

13 Maggio 2015

Per la Procura uccidevano animali protetti e rifornivano alcuni locali della Marsica Nell’associazione a delinquere è coinvolta anche una donna: sequestrati trofei

AVEZZANO. La carne degli animali protetti – in particolare cervi – finiva sulle tavole di alcuni ristoranti marsicani. Trova conferme il sospetto degli investigatori che da mesi sono sulle tracce di una presunta banda di bracconieri attiva nel Parco nazionale d’Abruzzo. Sono 12 le persone indagate. Secondo le accuse della Forestale, il gruppo nascondeva i fucili sotto le rocce o nei pressi dei pascoli degli animali selvatici protetti e dopo averle utilizzate per abbattere la selvaggina le riponeva nei nascondigli, mentre gli animali uccisi venivano macellati e sezionati sul posto. Per le 12 persone che hanno ricevuto altrettante informazioni di garanzia si ipotizzano i reati di associazione per delinquere finalizzata al bracconaggio, utilizzo di armi clandestine per l’abbattimento di animali protetti e non protetti nell’area del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e ricettazione. Si tratta di due persone di Guidonia, sei di Pescasseroli e quattro di Bisegna, tra cui una donna. Le indagini, condotte dalla Forestale delle stazioni di Avezzano e Gioia dei Marsi e dagli agenti del Cta di Pescasseroli, sono partite lo scorso anno quando i forestali arrestarono nel Parco due persone armate, mentre una terza riuscì a dileguarsi, probabilmente con la carne degli animali uccisi. Attraverso pedinamenti, appostamenti e inseguimenti i forestali sono riusciti a ricostruire le attività della banda di bracconieri il cui scopo era quello di vendere la carne degli animali uccisi a ristoranti e privati della Marsica. I bracconieri si riunivano a Bisegna e qui, sempre secondo le accuse, avveniva la divisione dei compiti: alcuni utilizzavano le armi, altri macellavano e altri ancora erano adibiti al trasporto delle carni. Le indagini sono ancora in corso, coordinate dal procuratore Maurizio Maria Cerrato, e non si esclude che nella vicenda possano essere coinvolte altre persone. Al vertice, sempre secondo le accuse, c’erano Donato Boccia, 60 anni, di Opi, e Gianni Di Vincenzo, 65 anni, di Villanova di Guidonia (Roma). Entrambi arrestati l’anno scorso, sorpresi in flagranza di reato a San Sebastiano dei Marsi, frazione nel comune di Bisegna. Da quel momento le indagini hanno preso una direzione ben precisa, che ha portato al coinvolgimento di altre dieci persone.

©RIPRODUZIONE RISERVATA