Caro affitti e pochi incassi Controesodo dei negozi

3 Marzo 2019

Solo un’ottantina le attività finora riaperte all’interno delle mura cittadine Capretti: «Ma c’è chi, strangolato dalle difficoltà, è già stato costretto a chiudere

L’AQUILA. Un negozio ha già abbassato la saracinesca. Altre quattro attività, tornate dentro le mura cittadine con il bando Fare centro, chiuderanno entro marzo. Pochi incassi e affitti troppo alti. Non solo non si registrano nuove aperture, ma le poche vetrine illuminate, un’ottantina in tutto, continuano a spegnersi. La Confcommercio aveva calcolato il rientro in centro di 200 commercianti e artigiani, sull’onda del bando promosso dalla Regione e dal ministero delle Attività produttive, ma dopo una prima spinta propulsiva si è arenato tutto. I costi dei locali sono eccessivi ed è questo un primo deterrente. Segue un lungo elenco di criticità: cantieri aperti, strade interrotte, lavori dei sottoservizi, mancanza di parcheggi e di attrattori per l’utenza. Il centro resta frequentato per lo più da operai delle ditte edili: tra cantieri aperti, polvere e gru, è difficile anche solo fare una passeggiata. E di acquisti, neanche l’ombra.
GIÙ LA SERRANDA. «Registriamo un momento di crisi fortissima», afferma Alberto Capretti, presidente provinciale della Confcommercio, «la situazione è drammatica: qualche giorno fa un noto commerciante del centro ha deciso di trasferire l’attività in periferia. Altri quattro, cinque negozi sono vicini alla chiusura definitiva, pur avendo usufruito del bando Fare centro».
L’Ascom presenta dati allarmanti: a fronte di circa 1.000 attività commerciali, artigianali e studi professionali che operavano dentro le mura prima del 6 aprile 2009, se ne sono ricollocate un’ottantina. Quaranta di queste hanno riaperto con gli incentivi del 4%, studiati proprio per rivitalizzare i centri storici colpiti dal terremoto.
FARE CENTRO FLOP. Al di là delle buone intenzioni del bando, a contare sono i numeri: di 153 attività finanziate con la linea A, quella dedicata al rientro in centro storico o all’apertura di nuove attività, sono appena 80 i negozi presenti nel perimetro delimitato dalle mura cittadine. «E c’è persino chi ha scelto di rinunciare al contributo, pur essendo rientrato in graduatoria. L’entusiasmo iniziale», spiega Capretti, «si è scontrato con una crisi congiunturale dei consumi, che sta mettendo seriamente in difficoltà il settore. Gli aquilani continuano a non acquistare nei negozi del centro storico, che risulta poco frequentato durante la settimana».
POLVERE E CANTIERI. «Passeggiare tra impalcature, operai e gru non è il massimo. Ma se da un lato dobbiamo ricostruire, dall’altro i commercianti devono essere supportati da politiche incentivanti», sottolinea Capretti. «Mancano gli attrattori in centro, non ci sono uffici, l’utenza non è stimolata. A tutto questo si aggiungono affitti alle stelle».
L’INCENTIVO NON BASTA. Anche i commercianti che hanno usufruito di incentivi sostanziosi, dai 20mila ai 50mila euro, sono pronti a fare un passo indietro. «Importi incassati a fronte di investimenti realizzati con anticipo per aprire le attività», evidenzia Capretti, «che da soli non bastano, in mancanza di incassi. Si salva chi ha dei locali di proprietà, ma la percentuale è bassissima, con il rischio concreto di assistere a nuove chiusure, al posto di tagli del nastro. Il commercio è al collasso: bisogna intervenire con misure mirate al rilancio del centro».
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