Caro rifiuti sulle famiglie aquilane Capoluogo ai primi posti in Italia

Lo studio del gettito 2020 conferma il maggior carico rispetto a studi professionali, banche e ospedali «La spesa totale per il servizio è diminuita, gli introiti cresciuti, ma le bollette non cambiano mai»
L’AQUILA. Banche, studi professionali e l’ospedale continuano a pagare la raccolta dei rifiuti meno di una famiglia media. La quota della Tari a carico delle utenze domestiche, tra l’altro, resta tra le più alte in rapporto agli altri capoluoghi di regione. A tirare le somme e fare il raffronto sul costo del servizio di smaltimento del pattume è un’analisi che prende in esame i parametri di ripartizione della spesa tra le diverse categorie di utenza nelle principali città italiane. Ne è autore Edoardo Jakubowski, che da anni studia l’andamento del tributo in Italia ed è stato autore anche di pubblicazioni relative alla Tari in Abruzzo per conto di Confcommercio. Lo studio relativo al 2020 è riferito a una superficie media di 80 metri quadri per tre tipologie di contribuenti: una famiglia di tre persone, banche e studi professionali e l’ospedale. Tra le premesse l’analisi chiarisce che le tariffe applicate all’Aquila coprono poco meno dell’82 per cento della spesa di raccolta e smaltimento dei rifiuti. La parte mancante, infatti, è prelevata dal contributo di 100 milioni di euro che ogni anno il Comune riceve dal governo per fra fronte a minori entrate e maggiori spese dovute al sisma 2009.
COSTI PER LE FAMIGLIE. Dalla letture della colonna che raffronta la spesa sostenuta dai nuclei familiari si evince che il capoluogo abruzzese è ai primi posti della graduatoria. In pratica pagano di più solo a Cagliari, Napoli e Genova. La classifica si ribalta quando vengono prese in considerazione le altre due categorie. La tariffa aquilana infatti è la seconda più bassa, tra le città esaminate, per banche, istituti di credito e studi professionali. Segue solo quella applicata a Trento, dove però esiste un regime di calcolo del tutto diverso. Il capoluogo trentino, infatti, applica la cosiddetta “tariffa puntuale”, calcolata in parte sulla effettiva produzione dei rifiuti e che dunque premia la differenziazione del pattume secondo il principio “meno inquini, meno paghi”. In questa classifica di settore l’Aquila precede Aosta, che ha un costo annuale di qualche centesimo più alto. Questo andamento è confermato anche nel raffronto per le spese di raccolta e smaltimento del pattume prodotto dagli ospedali. Al primo posto c’è Trento, seguita dall’Aquila e da Aosta.
DIVISIONE DELLA SPESA. Nel capoluogo abruzzese, insomma, la ripartizione dei costi tra le diverse categorie di utenza determina una tariffa un po’ più pesante per una famiglia media, che paga 329,52 euro annui, rispetto a uno studio professionale, che sborsa 156,08 euro, e all’ospedale, che per gli 80 metri quadri presi a riferimento deve versare 259, 44 euro. La suddivisione del costo del servizio, che al netto del contributo governativo va saldato con gli introiti tariffari, rientra in una tipica scelta politica fatta dagli enti locali. Il maggior peso sulle utenze domestiche rispetto al carico attribuito alle attività produttive, spiega lo studio, risale a una valutazione operata dalla precedente amministrazione cittadina e di fatto confermata da quella attuale. C’è però un dato recente che, secondo Jakubowski, avrebbe dovuto indurre il Comune a rivedere l’orientamento. «Nella delibera di consiglio del 23/12/2019 risulta un incremento previsionale del gettito ordinario Tari 2020 di circa 100mila euro e dunque la possibilità di un minor utilizzo del contributo statale», spiega, «questa identica condizione si è verificata nel 2019 e anche in tale circostanza l’amministrazione ha preferito un minor utilizzo del contributo statale anziché ridurre le tariffe nonostante le maggiori entrate annunciate». A detta di Jakubowski, insomma, «sarebbe stato forse più significativo sostenere la riduzione delle tariffe utilizzando i 100mila euro del maggior gettito Tari anziché risparmiare sul contributo statale di 10 milioni di euro in totale. Perché nessun consigliere comunale né di maggioranza né di opposizione si è opposto a questa scelta, forse erano tutti d’accordo? Come saranno impiegati i 100mila euro risparmiati?».
PAGARE MENO SI PUÒ. Jacubowski, però, indica altri elementi che dovrebbero alleggerire il carico fiscale sulle famiglie. «Negli ultimi anni il Comune ha sempre motivato le tariffe elevate con la riduzione dei metri quadri delle abitazioni e dei locali danneggiati dal sisma 2009 e quindi non occupati», spiega, «ma la ricostruzione prosegue, molti di questi immobili sono tornati ad essere popolati e a distanza di 11 anni ci sarà stato un incremento delle superfici oppure no? Mi chiedo se il settore tributi riceve o cede direttamente al settore ricostruzione gli aggiornamenti in merito agli atti di agibilità rilasciati al fine lavori. Il costo del servizio di igiene urbana negli ultimi due anni ha avuto una riduzione di 37.731 euro, ma le tariffe pagate dalle famiglie sono rimaste agli stessi livelli: anche in questo caso perché non ci sono state riduzioni per i cittadini contribuenti?».
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