Cartelle Asl, dilagano le proteste: ora restano otto giorni per pagare

L’Azienda ammette: «Ricevute tante richieste di verifiche e informazioni, pronti a rispondere a tutti» Il Tribunale del malato: «È la prima volta che accade, chiederemo dei chiarimenti alla direzione»
L’AQUILA. L’azione di recupero crediti a tappeto avviata dalla Asl aquilana, con l’invio di migliaia di cartelle firmate dall’Agenzia delle Entrate nelle case di tutta la provincia e non solo, ha scatenato altrettante e-mail, telefonate e segnalazioni sui social di contestazione contro l’azienda sanitaria provinciale guidata dal direttore generale Ferdinando Romano.
Ad accendere gli animi è il fatto che gli avvisi di pagamento sono riferiti soprattutto a prestazioni del pronto soccorso – quelle senza ricovero – vecchie anche di dieci anni. La prescrizione in questi casi è infatti decennale. Per queste viene richiesta la cifra di 25 euro. Ma sono state spedite cartelle anche per visite mediche prenotate e poi non effettuate dai pazienti: in questo caso il ticket deve essere pagato lo stesso dall’utente.
Tanto grande è la sommossa popolare nell’Aquilano, che ora ha deciso di mettersi in moto anche il Tribunale del diritto del malato, gestito dai volontari di Cittadinanzattiva, per vederci chiaro sulla vicenda. «È la prima volta che accade una cosa del genere. Mercoledì (domani per chi legge, ndr) chiederemo chiarimenti alla dirigenza della Asl», fanno sapere dalla sezione aquilana, «nello specifico vogliamo capire se sono stati inviati solleciti oppure no agli utenti, prima degli avvisi dell’Agenzia delle Entrate». Già nei giorni scorsi, dopo le prime proteste a Sulmona, tramite l’avvocato Catia Puglielli il Tribunale del malato aveva invitato «gli utenti a verificare per quanto sia possibile tramite un accesso sia all’Agenzia delle Entrate che allo stesso Cup del presidio ospedaliero la data delle prestazioni sanitarie al fine di verificare se sia intervenuta la prescrizione ovvero a verificare se nell'anno di riferimento l’utente era in possesso di un codice di esenzione ticket da poter opporre».
Nella confusione che si è generata in provincia, l’unica certezza, come recitano gli avvisi di pagamento, è che per mettersi in regola c’è tempo fino al 30 novembre. Restano quindi soltanto otto giorni. Poi, non pagando il dovuto alla Asl, si rischia di andare incontro all’aggiunta di interessi e sanzioni sulla cifra base del ticket non pagato. Come spiegato dal direttore amministrativo Stefano Di Rocco, la Asl ha «istituito un ufficio ad hoc per dare risposta agli utenti», mentre «i cittadini possono chiedere verifiche e riscontri sulla propria posizione tramite l’indirizzo e-mail recuperocrediti@asl1abruzzo.it. L’ufficio è incaricato di esaminare e verificare tutte le richieste che arrivano. Viene data risposta a tutti».
Nel frattempo la questione sta entrando anche nel dibattito politico. Sulla vicenda è infatti intervenuto ieri il capogruppo del Partito democratico in consiglio regionale, che è anche ex assessore alla Sanità, Silvio Paolucci. «La Asl cerca di fare cassa, in buona sostanza, per recuperare fondi e cercare di limitare la consistenza del suo disavanzo», attacca, «ma lo fa con modalità e tempi sbagliati. Credo sia davvero d cattivo gusto andare a richiedere somme risalenti a così tanto tempo addietro e, peraltro, in un momento di profonda difficoltà per le famiglie e i singoli cittadini. Inoltre si corre il rischio di recapitare queste cartelle, con la richiesta di pagamento, persino a persone decedute».
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