Cartelli contro Biondi “Non è la mia indole”

Scatta la protesta delle opposizioni dopo le contestazioni al sindaco e a Salvini Al vaglio della polizia i filmati del parapiglia e gli insulti apparsi su Facebook
L’AQUILA. Gli schiaffi volati in piazza Duomo in occasione del blitz del ministro dell’Interno Matteo Salvini il 5 gennaio sono “scivolati”, inevitabilmente, in consiglio comunale. E il commento del sindaco Pierluigi Biondi («questa è la mia indole»), rilasciato a chi gli chiedeva conto della sua reazione nel parapiglia con chi contestava, ha offerto il destro per una singolare protesta da parte delle opposizioni ieri mattina in aula.
I consiglieri di centrosinistra, dunque, si sono presentati con alcuni cartelli sui quali era scritto «Non è la mia indole», che hanno esibito in occasione dell’avvio dei lavori del consiglio comunale.
Nessun commento da parte loro a quella frase che parafrasava quanto detto dal sindaco, ma nemmeno alcuna desistenza quando il presidente del consiglio Roberto Tinari li ha invitati a rimuovere i cartelli minacciando, in alternativa, la sospensione dei lavori. Provvedimento che è stato regolarmente applicato. Dopo cinque minuti i lavori sono ripresi, ma le opposizioni hanno continuato a sventolare i loro cartelli di protesta. A quel punto Tinari ha inviato la polizia municipale a rimuoverli, cosa che è avvenuta tranquillamente senza che nessuno della minoranza si opponesse.
«Le opposizioni fanno il loro lavoro», ha commentato Tinari, «e questo non va assolutamente impedito. Poi vedremo a chi gli elettori daranno ragione».
L’INCHIESTA. Il caso potrebbe degli strascichi, visto che la polizia sta visionando i filmati video e audio per verificare se sono ravvisabili responsabilità penali nei tafferugli al termine dei quali sono finiti a terra gli occhiali del sindaco. Le immagini sono diverse e anche abbastanza chiare, ma ci vorranno dei giorni prima che, anche sulla scorta delle testimonianze, si potrà ricostruire esattamente la dinamica e far scattare, se sarà il caso, dei provvedimenti. L’aspetto positivo è che non si è andati oltre qualche spintone e insulti reciproci, ma il rischio che gli eventi potessero degenerare è sembrato reale. Al momento non ci sono indagati e non è detto che ve ne debbano essere. Certo è che da ambo le parti ci sono ricostruzioni e interpretazioni totalmente diverse su quanto avvenuto in centro storico. Ma ci sono anche delle guerre di cifre sul numero reale delle persone che hanno manifestato contro il ministro dell’Interno.
GUERRA SU FACEBOOK. Ma quanto è avvenuto in piazza Duomo trova, ineludibilmente, riscontro anche su Facebook dove ci sono scambi di insulti e minacce, anche abbastanza pesanti, tra le parti in causa. Al punto che, molto probabilmente, anche la polizia postale avrà il suo bel da fare soprattutto qualora a determinati interventi dovessero seguire delle denunce per diffamazione o altro. Sempre che non venga rilevato qualche reato d’ufficio.
I TIMORI. Tra i commenti si segnala quello dell’avvocato Antonio Valentini. «Questo sindaco», dice, «si dimostra più pericoloso di quanto pensassi dopo aver affermato che la reazione è frutto della sua indole. Avrebbe fatto meglio a dire di aver avuto uno scatto d’ira momentaneo e finirla là. Quando il populismo arriva a queste reazioni si rischia di generare situazioni incontrollabili».
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