Carusi e quell’oceano di note che ha inondato il pubblico

di ENRICO GRAMIGNA * Al Festival di Mezza Estate che si tiene a Tagliacozzo in queste settimane con un cartellone di assoluto prestigio, sabato scorso è stata la volta del concerto di Nazzareno...
di ENRICO GRAMIGNA *
Al Festival di Mezza Estate che si tiene a Tagliacozzo in queste settimane con un cartellone di assoluto prestigio, sabato scorso è stata la volta del concerto di Nazzareno Carusi, il pianista celanese reduce dai trionfi di questa stagione al Teatro di San Carlo a Napoli e alla Fenice di Venezia. Carusi, che vive a Ravenna per amore ma si fa vanto della sua origine castellana, e che dalla sua Celano è amato come un’icona, ha stregato il Chiostro di San Francesco con un’esecuzione dei quattro Improvvisi op. 90 di Schubert come chi scrive non aveva mai sentita. Né mai immaginata.
Tempi dilatati perché profondissimamente dolorosi, ma vivi e senza tentazioni di passiva remissione, per i numeri 1, 3 e 4. E invece una velocità altissima e una sonorità spettrale della mano destra sul canto inusitato della sinistra nelle parti estreme del numero 2, che abbracciavano un’esposizione eroica del Trio centrale. Un capolavoro d’interpretazione ed esecuzione. Un virtuosismo assoluto di tecnica e controllo del suono, e soprattutto una cantabilità come poche al mondo. Non meraviglia dunque che un critico del calibro di Paolo Isotta, piaccia o no, lo abbia definito anche in un’intervista al nostro giornale, e senza mezzi termini, «uno dei più grandi pianisti viventi». Sul concerto, purtroppo, incombeva la pioggia (alcune gocce sono cadute anche durante le esecuzioni) e dunque il pianista è stato invitato dall’ottimo direttore artistico Giuseppe Berardini ad accorciarne opportunamente il programma. Saltati dunque i primi tre brani del quaderno dedicato all’Italia degli Anni di Pellegrinaggio di Liszt, Carusi ha dato della seguente, difficilissima Fantasia quasi Sonata “Dopo una lettura di Dante” una lettura tempestosa e sfrenata, ma anche elegiaca e poetica, che ha inondato il pubblico di un oceano di note. Una raffica di sentimenti riversata sulla tastiera senza risparmio e senza paura, che ci ha lasciati tramortiti. Bis con la bellezza marmorea de “Il Penseroso” lisztiano (saltato dal programma ufficiale) e una trascrizione personalissima, autografa del pianista, di quello che lui stesso ha definito uno dei più bei notturni del Novecento: il “Playing love” di Ennio Morricone, dalla colonna sonora del film “Il pianista sull’oceano”.
Per me romagnolo che conosco questo grande marsicano come romagnolo di adozione, ascoltarlo suonare nella sua Marsica è stata un’emozione assolutamente straordinaria.
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