Casa dello Studente, chiesti risarcimenti milionari

27 Febbraio 2017

I crolli all'Aquila: citati Regione, Adsu e i condannati per 4 milioni. Via Poggio Santa Maria: chiamato in giudizio il Comune

L’AQUILA. Piovono ricorsi per ottenere i risarcimenti dei danni da parte delle famiglie che hanno perso i propri cari nei crolli conseguenti al post-terremoto. Le parti offese sanno bene che nessuna sentenza potrà restituire loro l’affetto delle persone scomparse, ma questo non deve fermare il corso della giustizia penale e civile.

I familiari di Francesco Esposito, giovane aquilano morto del crollo della Casa dello Studente (insieme ad altri sette ragazzi), tramite l’avvocato Simona Fiorenza, citano in giudizio per una richiesta di danni di 4 milioni la Regione e l’Azienda per il diritto allo studio oltre che, in seconda istanza, anche i quattro imputati che sono stati condannati in Cassazione. Sono proprio le motivazioni della Cassazione che lasciano spazio alla credibilità delle richieste delle parti civili. La Regione è chiamata in causa in quanto avrebbe dovuto tenere una manutenzione adeguata dello stabile di cui aveva la proprietà.

L’Adsu e i quattro imputati sono citati per il collaudo mancato e l’omessa verifica della condizione dello stabile in occasione dei restauri. Secondo la Cassazione, dunque, chi fece i restauri nel 2000 aveva l’onere di verificare la solidità della struttura. Avendolo fatto i costruttori si sarebbero resi conto del pessimo stato anche circa i carichi di peso, adottando contromisure.

Va anche detto che il palazzo era stato progettato male nel 1965 e sarebbe comunque imploso in seguito al sisma. Ma questo non conta ai fini delle succitate responsabilità. L’Adsu è chiamato a risarcire in relazione al collaudo. La Cassazione, inoltre, tiene in considerazione il fatto che il sisma del 2009, di magnitudo 6.3, non fu “un evento eccezionale” visti i terremoti appenninici. Per cui l’edificio, che era in cemento armato, avrebbe dovuto permettere a chi era all’interno di scappare in quella notte del 6 aprile 2009. E l’onere di ciò ricade su enti e imputati. Molte parti civili, di differenti procedimenti, sono intenzionate a devolvere eventuali risarcimenti in opere pie.

Avviata pure la causa anche dagli eredi delle 19 vittime del crollo di un edificio in via Poggio Santa Maria.

Nel processo penale non ci fu mai nessuna decisione visto che un imputato è morto a 96 anni di recente. Gli altri potenziali sospettati, visto che il palazzo fu realizzato negli anni Sessanta, sono morti prima del 6 aprile 2009.

Agghiaccianti i racconti dei superstiti: una studentessa riminese di 20 anni fu estratta viva dopo quasi due giorni dal crollo; un’altra riemerse dopo un’apnea di 23 ore: respirò grazie a un cuscino. Una persona rimase sul letto con le gambe bloccate. Le parti civili, dunque, hanno individuato il Comune dell’Aquila come potenziale responsabile civile.

Di lì la richiesta di danni sulla scorta di una dettagliata perizia. A questa richiesta milionaria, che se venisse accolta anche solo parzialmente manderebbe l’ente in dissesto, il Comune si mobilita e con una delibera ordina all’Ufficio legale di resistere nel giudizio davanti al tribunale dell’Aquila. Sempre per quanto riguarda questo tema è stata avviata da tempo un’altra causa sul crollo della Casa dello Studente da parte di ulteriori parti civili. Si tratta di un procedimento lievemente più avanzato avviato dall’avvocato Wania Della Vigna, ma anche in questo caso la decisione si avrà tra anni.

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