Casa funeraria, respinto il ricorso di Rubeo
Per il Tar nessun abuso edilizio. Ma a marzo si discute la causa civile contro il Comune
SULMONA. Il Tar respinge il ricorso della Fir srl dell’imprenditore marsicano Antonio Rubeo contro la realizzazione della casa funeraria in via Buco della Grotta, nei pressi dell’ospedale di Sulmona. Secondo i giudici amministrativi non ci furono abusi edilizi nè difformità.
La Fir, società proprietaria di un vasto lotto di terreni, ricadenti per la gran parte nella “Zona per attrezzature socio-sanitarie” del Comune di Sulmona, quella delle famose palazzine a ridosso dell’ospedale, ha trascinato il Comune davanti al Tar il 15 ottobre 2020 segnalando, appunto, una serie di abusi edilizi e criticità in suo danno derivanti dal planivolumetrico approvato dalla giunta comunale e rilasciato alla società proprietaria della casa funeraria Caliendo Celestial. Per il Tar il ricorso è da considerarsi infondato nel merito. Sostanzialmente la società marsicana non aveva impugnato il piano nei termini di legge. Per cui non era possibile pretendere dall’amministrazione l’esercizio di un potere di autotutela. «L’atto di diffida con cui si sollecita l’esercizio di un potere di autotutela teso ad ottenere provvedimenti di revoca o annullamento di precedenti atti amministrativi non impugnati si configura come mera sollecitazione del potere amministrativo, non essendovi, quindi alcun obbligo giuridico di provvedere sull’istanza», si legge nell’ordinanza del Tar. In poche parole, secondo i giudici amministrativi non si configura alcun inadempimento poiché i provvedimenti amministrativi avevano consolidato effetti ed efficacia. Alla luce del ricorso dichiarato inammissibile, la Fir ora dovrà rifondere le spese di lite al Comune, rappresentato nel giudizio amministrativo dall’avvocato, Marina Fracassi.
Tuttavia resta in piedi il filone civile della vicenda che entrerà nel vivo il prossimo marzo davanti al giudice del tribunale di Sulmona con la richiesta al Comune, sempre da parte della Fir, di un maxi risarcimento di 200 mila euro. (c.l.)

