Casa pronta ma senza gas L’odissea dei cittadini

21 Ottobre 2014

Decine di persone non possono rientrare negli appartamenti ristrutturati Lunghe attese per il ripristino dei contatori del metano da parte di Enelgas

L’AQUILA. Avere la casa agibile dopo mesi di lavori post-sisma e non potervi rientrare. È quanto sta succedendo a decine di famiglie aquilane che hanno finalmente riavuto le chiavi del proprio appartamento ma non possono abitarlo perché l’Enelgas non ha ancora cambiato i contatori del metano. E monta la protesta.

A denunciare uno dei tanti casi che si stanno verificando è una famiglia proprietaria di un appartamento in un palazzo in via Piccolomini, alla periferia Ovest della città, composta da una giovane mamma e la sua bimba di poco più di due anni che, dovendo rientrare nell’appartamento per necessità, sono da 20 giorni senza gas.

«Siamo rientrate perché l’Enelgas ci ha detto che avrebbe messo in funzione il contatore entro pochi giorni. Ma non è stato così. Per lavare la bambina devo scaldare l’acqua con il forno a microonde». Per non parlare, poi, delle difficoltà a cucinare. «Fortunatamente in questi giorni il clima è stato mite, ma temo che Enelgas non riuscirà a sostituire il vecchio contatore con uno nuovo prima dell’arrivo del freddo».

La famiglia di via Piccolomini ha riottenuto l’agibilità tra la fine di agosto e i primi di settembre. «Abbiamo subito avviato l’iter per il contatore», racconta la giovane mamma, «e dopo decine di chiamate al call center ci hanno detto che dovevamo inviare la documentazione alla sede di Potenza. Lo abbiamo fatto il primo ottobre. Il 3 sono arrivati i tecnici che però sono andati via senza risolvere nulla. E ora siamo ancora al punto di partenza».

Una situazione che stanno vivendo anche altre famiglie. Sono a decine i cittadini furiosi nei confronti di Enelgas che vanno a bussare alla porta del Comune, in particolare dell’assessore al Bilancio Lelio De Santis, per chiedere di sollecitare la società erogatrice del servizio a essere più efficiente. Ritardi che, inoltre, stanno rallentando il rientro a casa, dopo più di cinque anni di attesa, complicando quel processo di trasferimento delle persone ancora in assistenza dagli alloggi post-sisma alle proprie abitazioni. Un processo sollecitato dal governo e fatto proprio dal Comune che da mesi ormai spinge per ridurre gli utenti destinatari del contributo di autonoma sistemazione.

«Una situazione paradossale», tuona De Santis, riferendosi alla decisione improvvisa dell’Enelgas di cedere il debito accumulato dal Comune a causa dei mancati pagamenti delle bollette da parte degli utenti del Progetto Case (la morosità è attualmente superiore al 70%) a una società di riscossione crediti. Con la «minaccia» di interrompere il servizio se il debito non viene regolarizzato.

«Enelgas minaccia di chiudere i rubinetti, ma poi porta avanti incomprensibili ritardi per mettere in funzione i nuovi contatori, costringendoci a protrarre l’emergenza», spiega De Santis, «dimostrando scarsissima sensibilità nei confronti di una città che è stata distrutta dal terremoto».

Marianna Gianforte

©RIPRODUZIONE RISERVATA