Casa squillo, due arresti

Abitazione a disposizione di prostitute e trans: tricolore sul balcone per il via libera
L’AQUILA. Smantellata dalla squadra Mobile l’organizzazione che gestiva un’avviata casa d’appuntamenti in via Pasquale Colagrande alla villa comunale. Una casa del sesso dove, sul balcone, veniva issato il tricolore non certo per spirito patriottico ma, più semplicemente, per indicare ai clienti quale fosse l’ingresso.
GLI ARRESTI. L’altra sera, dunque, la Polizia ha arrestato un 22enne di nazionalità albanese Deda Florenc, e una 28enne di nazionalità dominicana, Altagracia Rafaelisa Holguid Paulino, in esecuzione di due ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip Guendalina Buccella, su richiesta del pm Simonetta Ciccarelli, per sfruttamento della prostituzione. I due sospettati saranno ascoltati, assistiti dai loro avvocati, la prossima settimana. I provvedimenti cautelari sono scaturiti al termine dell’attività investigativa avviata dalla squadra Mobile (sezione contrasto alla criminalità straniera e prostituzione), diretta da Tommaso Niglio, a seguito di alcune segnalazioni anonime ricevute dalla Questura aquilana.
LE SEGNALAZIONI. L’indagine prende il largo in conseguenza di un anomalo andirivieni di persone, per lo più uomini e a tutte le ore del giorno e della notte, da un appartamento situato nei pressi della villa comunale del capoluogo.
Nel corso delle indagini è stato accertato che i due arrestati avevano messo in piedi una vera e propria agenzia della prostituzione, in grado di fornire alle donne, e in alcune occasioni anche a transessuali, l’appartamento per prostituirsi, previo pagamento di 40 euro al giorno, l’utenza telefonica e l’inserzione su siti internet di incontri, per attirare i clienti.
SERVIZIO SCORTA. Gli indagati avevano anche organizzato per le prostitute una sorta di servizio di protezione per eventuali problematiche che potessero insorgere con clienti. Per quest’ultimo “servizio”, nel mese di settembre 2016 un cliente, a seguito di una discussione con una prostituta colombiana al termine della prestazione, è stato aggredito dal giovane albanese arrestato ieri, che, per mettere fine al diverbio, gli aveva sferrato un pugno sul volto. Compito della donna arrestata, invece, era quello di organizzare, monitorare e controllare le prostitute ospitate nell’abitazione, incentivandone l’attività e reclamizzando le prestazioni con i clienti. Ma anche di avvisare le ragazze qualora fosse stata rilevata la presenza di forze dell'ordine nei pressi dell’abitazione.
Nel corso dell’operazione, a seguito della perquisizione eseguita dagli operatori di polizia, sono stati sequestrati 4 telefoni cellulari, abbinati alle utenze pubblicate sui siti internet e 190 profilattici.
Nella circostanza, è stato sequestrato, in via preventiva e su disposizione della stessa autorità giudiziaria, l’appartamento utilizzato per l’attività di sfruttamento.
LA BANDIERA. Il tricolore, dunque, era stato issato per evitare delle situazioni spiacevoli che si erano verificate più di una volta: i clienti delle lucciole, sbagliando, suonavano i campanelli di altre abitazioni con tutto il disagio che questo poteva provocare. Non solo fastidio per gli equivoci, ma anche preoccupazione in quanto l’attività di prostituzione si svolgeva soprattutto nelle ore notturne.
Questo stato di cose non poteva essere tollerato a lungo per cui, dopo qualche segnalazione anonima senza conseguenze, alla fine è stato presentato un esposto più o meno dettagliato che ha attivato le indagini di polizia giudiziaria. Una segnalazione che non è arrivata subito, anche per il comprensibile timore di ritorsioni. E non si trattava di una preoccupazione poggiata su un eccesso di prudenza visto che, dagli atti, l’albanese non andava troppo per il sottile.
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