Casa studente, definitive le condanne

12 Maggio 2016

Quattro anni di carcere agli esecutori della ristrutturazione e 30 mesi al funzionario Adsu responsabile del collaudo

L’AQUILA. L’incubo per le parti civili di una sentenza di rinvio come quella martedì sulla tragedia di via D’Annunzio, è svanito ieri verso le 20.30 quando la Cassazione ha confermato le quattro condanne per il crollo della Casa dello studente dove persero la vita otto giovani: quattro anni per Pietro Centofanti, Tancredi Rossicone e Berardino Pace, tecnici del restauro alla struttura eseguito nel 2000, e due anni e sei mesi per Pietro Sebastiani, tecnico dell’Adsu e presidente della commissione di collaudo.

Le accuse nei confronti degli imputati erano di omicidio colposo plurimo, disastro colposo e lesioni gravissime.

Alla lettura della sentenza da parte del presidente del collegio giudicante, Rocco Blaiotta, scene di commozione tra i numerosi familiari delle vittime e i legali di parte civile presenti in aula.

Il processo, in tutte le sue sedi, è stato giocato essenzialmente sull’incidenza dei restauri nel crollo dello stabile. Secondo gli avvocati dei progettisti, i legali Mercurio Galasso e Massimo Galasso, si è trattato di lavori poco significativi che di certo non hanno avuto alcun peso nella tragedia e hanno sostenuto che, comunque, il collasso era stato causato dal cedimento dei pilastri dell’ala Nord. Il tutto a fronte di un progetto, risalente al 1965, ritenuto pessimo da tutti i periti.

Gli avvocati di Sebastiani, Attilio Cecchini e Angelo Colagrande, delusissimi dalla sentenza, hanno richiamato l’attenzione della Corte su un aspetto: nessuna norma imponeva il collaudo statico al loro assistito.

In precedenza il sostituto procuratore Oscar Cedrangolo aveva chiesto la conferma delle quattro condanne per omicidio colposo, disastro colposo e lesioni, ma con la rideterminazione della pena per la concessione delle attenuanti generiche.

«Quando si assiste alla condanna di professionisti», dice l’avvocato di parte civile Wania Della Vigna, «non si è mai contenti ma almeno noi siamo consapevoli che le morti di questi otto ragazzi non sono state tanto dovute al sisma ma a gravi errori umani. La Casa dello studente è stata costruita malissimo negli anni Sessanta e ristrutturata allo stesso modo. Questa verità storica ci dà la forza per continuare la causa civile contro Regione e Adsu». Della stessa opinione anche altri legali di parte civile Simona Fiorenza e Norma Daniele che rappresentano la famiglia dell’unica vittima aquilana di quella strage. Per i condannati il rischio di dover entrare in carcere dopo la notifica degli atti non è infondato.

©RIPRODUZIONE RISERVATA