Case equivalenti, soldi senza freni

8 Giugno 2016

Comune acquisisce un appartamento e paga le spese condominiali

L’AQUILA. Sullo spreco di denaro (tutto legale si intende) che si è fatto e si sta facendo sulle cosiddette abitazioni equivalenti c’è ormai una ricca letteratura.

Parliamo di coloro che hanno deciso di non ricostruire la propria abitazione (prima casa crollata in buona parte) e di cedere il rudere al Comune e in cambio farsi dare una bella somma per ricomprare altrove un edificio.

Il caso che vi raccontiamo oggi (le pezze d’appoggio sono sull’albo pretorio del Comune) è una ulteriore variabile che è la spia di come ormai sulle abitazioni equivalenti siamo alla deriva normativa. Accade che due-tre anni dopo il sisma un palazzo che si trova in corso Federico II a due passi dall’ex cinema Massimo viene abbattuto e ricostruito. Nel palazzo ci sono degli appartamenti che vengono riassegnati ai legittimi proprietari.

Ma uno di questi dice «no, non rivoglio il mio appartamento, lo cedo al Comune», il quale Comune (in base alla legge) tira fuori la modica cifra di circa 400.000 euro e la mette sul conto corrente del proprietario il quale compra (si presume un altro appartamento) a Roma spendendo 550mila euro. Con 150.000 euro quel proprietario si ritrova un bell’appartamento nella capitale: un investimento con i fiocchi vista l’enorme differenza di valore che c’è fra gli immobili a Roma e quelli all’Aquila. Ma fin qui siamo in una sorta di normalità.

Il Comune con atto notarile dell’agosto 2015 acquisisce la proprietà dell’appartamento e nel contratto è annotato: «Il possesso viene dato da oggi 8 agosto 2015 con i relativi vantaggi e oneri».

Allora: l’appartamento è stato ricostruito con fondi pubblici; diciamo – ma è solo una ipotesi – 300.000 euro. Poi il Comune dà 400.000 euro all’ex proprietario che ricompra a Roma, e sono 700.000. Il Comune a questo punto che fa? Affitta? Rivende? E i soldi a chi vanno? Tornano allo Stato o finiscono nelle casse comunali? Per ora si sa solo che l’amministratore del condominio, preso atto che il Comune è diventato proprietario di uno degli appartamenti, invia tre note con le quali chiede all’amministrazione il pagamento delle spese condominiali.

Per tre mesi (dal 1° ottobre al 31 dicembre 2015) sono 740 euro circa (oltre 3mila nell’anno). Il Comune (cioè gli aquilani) continua a tirare fuori soldi sempre su quell’abitazione equivalente. Un pozzo senza fondo. E nel bilancio comunale c’è persino un capitolo di spesa: “Oneri condominiali per abitazioni equivalenti acquisite”. E vai!!!(g.p.)