Case per gli studenti L’Adsu: diciamo stop a nuove costruzioni

Il presidente D’Innocenzo: sì alla residenza diffusa Ok per i 600 alloggi comunali da destinare agli universitari
L’AQUILA. «Se si intende portare avanti il progetto di residenza diffusa destinando agli universitari gli alloggi divenuti di proprietà comunale con la sostituzione edilizia, bisogna al contempo dare uno stop alle nuove costruzioni destinate a casa dello studente, senza tuttavia dimenticare l'importanza di riqualificare e potenziare l'ex caserma Campomizzi». A intervenire sull'argomento, sollevato nei giorni scorsi dai movimenti civici di Appello per L'Aquila (Apl) e L'Aquila che Vogliamo (Lcv), rappresentati rispettivamente in consiglio comunale da Ettore Di Cesare e Vincenzo Vittorini, è Luca D'Innocenzo del movimento Territoriocollettivo, già presidente dell'Adsu (Azienda diritto agli studi universitari) e ex assessore comunale, che dice no anche a nuove residenze universitarie all'ex San Salvatore e nei progetti Case.
ALLOGGI COMUNALI. D'Innocenzo plaude alla proposta di Apl e Lcv di destinare i circa 600 alloggi di proprietà comunale (acquisiti con la sostituzione edilizia) alla residenzialità studentesca in accordo con le strutture del diritto allo studio regionale. «Il modello di gestione esiste già, l'Adsu avviò e sperimentò il progetto di residenza diffusa con un piccolo nucleo di appartamenti in locazione già nel 2007/8 e nel 2008/9», spiega, «ma perché il progetto sia realmente praticabile e sostenibile sono necessarie anche altre misure».
CAMPOMIZZI. «La residenza esistente va confermata e tutelata», spiega D'Innocenzo, «perché permette la creazione di un nodo di servizi universitari centrale rispetto ai poli didattici (Roio, Coppito, centro storico) favorendo una visione urbana equilibrata e distribuita della residenzialità studentesca pubblica e privata».
EX SAN SALVATORE. Più volte si è parlato di un project financing nella zona dell'ex ospedale San Salvatore, per la realizzazione di una casa dello studente dove sorge attualmente il polo umanistico. Un progetto che alla luce della residenzialità diffusa andrebbe «bloccato sul nascere come ogni iniziativa volta a realizzare nuove strutture, anche a Roio e Coppito». Si rischierebbe, infatti, di avere cubature in eccesso. «Mentre nell'area dell'ex San Salvatore», secondo l'ex assessore, «è necessario ipotizzare un complesso di servizi pubblici, di tipo bibliotecario, di ristorazione e di aule studio capace di integrare il patrimonio abitativo pubblico e privato del centro storico con servizi rivolti agli universitari».
POLI UNIVERSITARI. «Andrebbe superata l'idea che si possono sviluppare tre poli autonomi e separati di vita aggregativa delle studentesse degli studenti (Coppito, Roio, centro)» per D'Innocenzo «con una sorta di autarchia di quartiere. Bisogna costruire una visione completa».
PROGETTI CASE. È necessario definire il destino di tali complessi perché l'idea di utilizzarli come residenze universitarie «potrebbe vanificare ogni tentativo di qualità, equilibrio e sostenibilità di un progetto così ambizioso» per l'ex presidente Adsu. «Sarebbe utile, in fine, accompagnare il ragionamento in corso anche parlando di abbattimenti e di riduzione della cubatura residenziale della città. Discutere di un valore di mercato equilibrato delle case non può essere un tabù».
Michela Corridore
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