Case popolari, sette anni di immobilismo

Centinaia di milioni di euro per i palazzi del centro storico e pochi spiccioli per gli alloggi Ater che furono classificati “E”
L’AQUILA. Oggi pomeriggio alle 15 davanti al consiglio regionale ci sarà una manifestazione organizzata dai Cinque Stelle e da associazioni cittadine «per sollecitare un cronoprogramma per la ricostruzione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica del cratere con particolare urgenza per quelli più baricentrici nel Comune dell’Aquila». La manifestazione di oggi, al di là di chi la organizza, significa che dopo più di sette anni le case popolari con danno «E» sono ancora ferme al palo, cioè alla mattina del sei aprile del 2009. Eppure la questione della loro ricostruzione si pose quasi subito. Nei “famosi” verbali del tavolo di Cicchetti più volte le case popolari furono al centro della discussione. Ma da allora non molto, anzi pochissimo, è stato fatto. Lo scrivono nero su bianco presidente e direttore dell’Ater Francesca Aloisio e Venanzio Gizzi in replica alle critiche e ai malumori che molti inquilini cominciano a manifestare: «L’Ater relativamente ai programmi riguardanti gli alloggi classificati A, B e C, senza alcun aumento di risorse umane, ha dato avvio a partire dal mese di gennaio 2010 a 103 procedure di appalto, con un solo ricorso peraltro vinto dall’azienda, terminando la riparazione dei fabbricati con danni “leggeri” nei primi mesi del 2015. In merito alla ricostruzione degli alloggi classificati E, l’Ater ha ricevuto i primi fondi, pari a 29 milioni di euro (gli stessi soldi dati per un solo palazzo nel centro storico della città ndr), a metà del 2013, dando avvio a 18 fra procedure di gara e affidamenti diretti delle risorse ai condomini gestiti da amministratori privati, dove il patrimonio pubblico è minoritario rispetto a quello venduto. Dal 2013, quindi, questa azienda non ha ricevuto ulteriori fondi se non quelli parzialmente trasferiti nel mese di dicembre 2015 relativi alla delibera Cipe numero 23 del 20 febbraio 2015. Quest’ultima delibera prevedeva uno stanziamento di circa 27 milioni di euro; nel mese di dicembre sono stati trasferiti soltanto ed inspiegabilmente 5,5 milioni di cui, circa 4,4 milioni per i fabbricati di competenza Ater e 1,1 milioni per i fabbricati la cui competenza per l’esecuzione delle opere è del Provveditorato alle opere pubbliche. L’Ater, ad oggi, ha puntualmente terminato le procedure di gara per i tre fabbricati per i quali era assicurata la copertura economica e finanziaria della spesa dai 4,4 milioni sopra ricordati. Al fine di ricevere gli ulteriori fondi, dopo numerosi incontri e contatti telefonici ed epistolari con la Struttura di Missione presso il Diset, organismo deputato al trasferimento dei fondi, si è provveduto a stilare un cronoprogramma dei lavori che potranno essere eseguiti con il finanziamento della delibera Cipe 23/2015, con indicazione delle specifiche necessità finanziarie dell’Azienda.
Tale cronoprogramma è stato inviato il 5 maggio scorso e successivamente sollecitato in data 25 maggio. Finora non si è avuto riscontro alcuno» scrivono Aloisio e Gizzi . Di fatto quindi «risulta impossibile redigere dei cronoprogrammi dei lavori in mancanza di temporalizzazione delle risorse necessarie». L’Ater calcola che per rifare il suo patrimonio abitativo servirebbero circa 85 milioni di euro, di cui 49 milioni riguardano edifici immediatamente cantierabili di competenza dell’Ater e del Provveditorato. 85 milioni di euro, nel buco nero della onestissima ricostruzione aquilana, sono un’inezia ma siccome si tratta di “senza voce” e di “senza sangue blu” chissenefrega. Le bandiere possono tranquillamente continuare a sventolare davanti alle scuole e sui pennoni di Villa Gioia . Peraltro anche quei politici (di ogni colore) della serie “faccio il comunicato stampa prima di andare al mare e così tutti sanno che esisto ancora” appaiono silenti. Forse le spiagge in questo periodo propongono qualcosa di meglio di quattro manifestanti che “starnazzano” davanti al consiglio regionale. Ma poi di che si lamentano, avranno pensato: piano Case o alloggio Ater che cambia per loro. Una cosa cambia: avere maggiore rispetto e vedere tutelata la propria dignità di cittadini che, sulla carta, sono tutti uguali. Ma all’Aquila, evidentemente, no.
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