Caseificio, dipendenti senza aiuti

La vicenda Reginella: cassa integrazione bloccata, ultimatum della Cgil all’Inps
SULMONA. Cinque mesi senza stipendio e senza sostegni per gli ex dipendenti del caseificio Reginella d’Abruzzo. A fine marzo le luci della storica attività di Case Pente si sono spente dopo mesi di difficoltà. Dei 31 dipendenti rimasti alcuni si sono ricollocati altrove e 18 sono rimasti legati all’azienda fondata a Sulmona nel 1953 da Filippo D’Amico. Il sindacato si è mosso e ha cercato di far scattare gli ammortizzatori sociali. A giugno gli ex operai del caseificio hanno avuto il primo stop. In quel caso il problema era legato alla mancanza di una parte della retribuzione spettante ai lavoratori per quel che concerne la cassa integrazione ordinaria degli ultimi cinque mesi (dicembre 2022-aprile 2023). I vertici di Reginella d’Abruzzo insistevano che a saldare i conti doveva essere l’Inps, ma l’Istituto di previdenza non riconosceva quanto dovuto agli operai. Una strada senza via d’uscita con pesanti e amare conseguenze per gli ex dipendenti assistiti nel percorso dalla Cgil della provincia dell’Aquila che ha avviato una trattativa con Confindustria, in veste di rappresentante dell’azienda, per trovare un accordo. A distanza di altri tre mesi la situazione non è ancora migliorata. Nessuno, infatti, è riuscito a sbrogliare la matassa e di conseguenza gli operai non hanno ancora ricevuto gli ammortizzatori sociali.
A causa di questa situazione alla quale, almeno per ora, nessuno sembra aver trovato una soluzione la Fp Cgil della provincia dell’Aquila, che sta seguendo ormai da mesi la vertenza, ha deciso di lanciare un ultimatum all’Inps: le posizioni in sospeso vanno risolte e tutti devono avere la cassa integrazione. Il fascicolo, che è stato gestito dagli uffici Inps di Avezzano competenti territorialmente, dovrebbe ora essere esaminato e nelle prossime settimane gli operai dovrebbero ricevere quanto dovuto.
La cassa integrazione rappresenta, però, solo un sostegno per poter far fronte alle spese in questi mesi in cui si ritrovano senza alcun compenso. Ci sarà poi per loro, infatti, un percorso di formazione necessario in questi casi perché si tratta di 18 ex lavoratori che attualmente sono ritenuti soggetti potenzialmente fuori dal mercato del lavoro in attesa di una ricollocazione. (e.b)
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