Caserma dei vigili del fuoco, spunta l’ipotesi Piano Case

Il sindacato Conapo: «Ottima la scuola nazionale in città, ma dopo 12 anni (e 12 milioni pronti) la priorità è un’altra»
L’AQUILA. Caserma dei vigili del fuoco nel Progetto Case di Sant’Antonio. Se non si trova, in tutto il territorio comunale, uno spazio, pubblico o privato, da 20/25mila metri quadrati per dare finalmente una casa agli “angeli del terremoto”, allora si potrebbe pensare di dismettere l’insediamento antisismico più vicino alla città. La proposta-provocazione arriva dal Conapo, il sindacato autonomo dei vigili del fuoco, da anni in prima linea per la problematica della caserma, demolita nel 2009 e mai ricostruita, nonostante vi siano 12 milioni in cassa per realizzarla.
«BASTA PASSERELLE». Non è piaciuta, agli esponenti del Conapo, la «passerella che i vertici del Dipartimento dei vigili del fuoco hanno inscenato al Progetto Case di Sassa», in relazione agli incontri e sopralluoghi propedeutici all’istituzione in città della scuola nazionale di formazione dei Vigili del fuoco. «Sia chiaro», precisano Elio D’Annibale ed Ermanno Pitone, rispettivamente segretario regionale e provinciale del Conapo, «ben venga una scuola di formazione in città, se mai ovviamente vedrà la luce, ma la vita è fatta di scelte e priorità e lo scandalo della caserma di via Pescara, demolita in house dopo il terremoto e mai ricostruita, non sembra essere nei pensieri di questa classe dirigente che, seppure in città al gran completo, non si è neanche degnata di un fugace saluto ai vigili del fuoco aquilani che, proprio per colpa loro, da 12 anni sono relegati a lavorare in una topaia. Anche e soprattutto in questa era di Covid». Per il Conapo gli interlocutori diretti «sono del tutto indifferenti e disinteressati alle condizioni e necessità di quegli uomini e donne in divisa che giustificano la loro stessa esistenza».
L’ODISSEA. La storia della caserma dei vigili del fuoco da ricostruire è una sorta di gioco dell’oca. L’ultimo atto è rappresentato dalla recente decisione di realizzarla – come da schema di “accordo tecnico di attuazione” deliberato dalla giunta comunale il 31 dicembre scorso – appena qualche metro più in là di quella attuale, sempre in viale Panella, a ridosso del cimitero monumentale. «Un’opera inutile e perfino dannosa», sostengono. «Della delegazione che l’altro giorno è venuta in città faceva parte anche lo stesso capo del corpo che esattamente due anni fa venne all’Aquila con l’allora ministro Salvini ad annunciare trionfalmente all’unisono che la nuova caserma si sarebbe realizzata nel sito dell’ex caserma Rossi. Peccato che da lì a qualche mese tutto sfumò e successivamente si virò sull’ipotesi di ricostruirla a Coppito, dove insiste la direzione regionale, previa acquisizione di alcuni terreni circostanti». Ma anche qui alcuni intoppi nel procedimento hanno riportato le pedine al punto di partenza: viale Panella.
PERCHÉ NO. «Il risultato che si otterrà, con ben 12 milioni in tasca pronti a essere spesi da anni, è una colata di cemento all’ingresso Est del capoluogo, in una zona già abbondantemente ingolfata e per di più di fronte al cimitero», aggiungono. «Una simile nefandezza, e questo è l’aspetto più grave, non risolverà nessuno dei problemi a oggi esistenti per l’operatività degli stessi vigili. Infatti», spiegano ancora i rappresentanti del personale, «non saranno finalmente delocalizzati da un contesto urbano del tutto inadeguato a ospitarli; da una viabilità assolutamente non sicura; non avranno più spazi per l’attività operativa; non avranno più autorimesse per i mezzi di soccorso. Tutte necessità, per quanto grottesco e paradossale sia, messe nero su bianco dal gruppo di lavoro che proprio questo capo del corpo istituì e del quale faceva parte, incredibilmente, l’attuale dirigenza che oggi ha deciso di costruire proprio lì. In pratica dov’era». C’è un problema analogo anche a Sulmona, «dove la nuova caserma la si vuole trasferire in una struttura già esistente, da riciclare, e anche in quel caso incastonata in un contesto urbano inidoneo alle necessità operative».
DOPPIA VELOCITÀ. «È singolare», osservano D’Annibale e Pitone, «come per una scuola di formazione si è trovata celermente e senza indugio una soluzione adeguata, mentre dopo 12 anni, e con i soldi in tasca pronti da spendere, ancora si brancoli nel buio e dopo innumerevoli giravolte si è tornati al punto di partenza. Si continua a perdere tempo. E intanto la ricostruzione della sede regionale di Coppito è ferma, con tanto di contenzioso in atto, mentre il cantiere di via Pescara è ridotto a un cratere con acquitrino annesso e così giace da due anni». Il Conapo invita il Comune a usare «la stessa velocità operativa riscontrata per la scuola di formazione anche per il problema caserma». Da qui la proposta di dismettere uno degli insediamenti del Piano Case, il più vicino alla città.
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