Casette post-sisma il governo impugna la legge che le salva

12 Dicembre 2020

Il provvedimento aveva ricevuto critiche dagli ambientalisti Il vicepresidente del consiglio regionale: «Sarà modificato»

L’AQUILA. Anche dentro il Comune dell’Aquila la norma salva “casette delibera 58” inserita nella legge urbanistica regionale aveva destato perplessità. Ora tutta la legge, e quindi anche il passaggio sulle casette fai da te post sisma 2009, è stata impugnata dal consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro per gli affari regionali e le autonomie Francesco Boccia. Nell’impugnazione viene citato esplicitamente l’articolo 23 dove si legge: “I comuni abruzzesi delle aree dei crateri sismici 2009 e 2016, nell’ambito della propria potestà pianificatoria e regolamentare in materia, possono adeguare i rispettivi strumenti urbanistici, anche in deroga al limite di dimensionamento dei piani, al fine di ricomprendere in aree edificabili, i lotti interessati da strutture a manufatti temporanei realizzati a seguito degli eventi sismici, a condizione che gli stessi siano conformi a titoli autorizzativi e/o comunicazioni previsti ovvero alla normativa emergenziale emanata a seguito degli eventi sismici. L’adeguamento in deroga è limitato alle volumetrie effettivamente realizzate”. In poche parole si ipotizzava una sorta di sanatoria che però doveva essere calata nel nuovo Piano regolatore del Comune dell’Aquila. A parte il fatto che il Prg non vedrà la luce in tempi brevi, dagli uffici comunali erano state espresse molte riserve sulla possibilità che le casette autorizzate con la delibera 58 del maggio 2009 possano essere legittimate con un colpo di bacchetta magica. La legge urbanistica regionale era stata fortemente criticata dagli ambientalisti. Ieri alla notizia della impugnazione il “Forum H2O” ha scritto: «Avevamo per primi lanciato l’allarme contestando pesantemente la nuova legge edilizia della Regione Abruzzo evidenziandone non solo i profili di anticostituzionalità che oggi vengono riconosciuti anche dal Governo che l’ha impugnata, ma soprattutto i danni che la sua applicazione arrecherebbe al territorio favorendo piani di lottizzazione e varianti urbanistiche senza gli adeguati controlli. Inoltre, l’applicazione di quelle norme porterebbe ad aumentare il rischio concreto per i cittadini nei territori interessati da rischi idrogeologici, in quanto senza alcuna cautela si potrebbero costruire manufatti poi utilizzati anche da persone ignare in aree a rischio frana o alluvione elevato o molto elevato».
Interviene sulla questione anche Roberto Santangelo, vicepresidente vicario del consiglio regionale, tra i promotori dell’emendamento.
«Apprendiamo», scrive, «che il Consiglio dei Ministri ha impugnato la legge regionale 29 del 13.10.2020, facendo una serie di osservazioni, in particolare sull’articolo 23 riguardante le cosiddette case rifugio del sisma 2009 e 2016. L’impugnativa del governo si basa su considerazioni fatte dagli uffici del Mibact, nelle quali si contesta una volontà del legislatore regionale di aggirare i vincoli paesaggistici e idrogeologici. In realtà il problema di queste osservazioni si trova nelle differenze normative tra il sisma 2009 e quello 2016. Infatti, sulla questione casette sisma 2016, lo Stato, con legge propria, aveva autorizzato la realizzazione di manufatti temporanei su terreni con qualsiasi destinazione d’uso, unica condizione per la costruzione era la completa disponibilità e proprietà del bene; per quanto riguarda invece le casette del sisma 2009, grazie alla delibera 58 del Comune dell’Aquila, la costruzione di questi manufatti veniva limitata soltanto su aree prive di vincoli paesaggistici e idrogeologici. Stiamo lavorando per modificare la normativa e renderla coerente con le osservazioni pervenuteci dell’impugnativa del governo e da quanto già segnalato dal Mibact. Ciò premesso sono convinto che la materia andava e va affrontata. Dopo 11 anni la politica deve assumersi la responsabilità di dare risposte ai cittadini».
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