Casini: farò di Sulmona una città nuova e unita

L’intervista al sindaco: «Non sono un politico, pronta a fare scelte impopolari Ci sono tanti problemi. Sarò presente negli uffici del Comune e tra la gente»
SULMONA. Al decimo tentativo Annamaria Casini risponde al telefonino. «Scusate se vi ho fatto aspettare, ma ho un orecchio che brucia. Oggi è una giornata così». La giornata così è quella d’esordio da primo sindaco donna della città di Sulmona, trascorsa fra abbracci, telefonate, mazzi di fiori, biglietti d’auguri e riunioni varie.
“Un vincitore è un sognatore che non si è arreso”. È una frase di Mandela che lei ha postato sui social per celebrare il trionfo. Qual è il suo sogno per Sulmona?
«Vorrei rivedere la Sulmona di 40 anni fa, quando avevo 10 anni: la città era un giardino della cultura, della partecipazione sociale e del benessere».
E per realizzarlo?
«Va ricucita una comunità lacerata. Per il futuro servono dialogo e collaborazione: Sulmona deve essere ricostruita e messa al centro di un territorio più ampio».
Quanti sono saliti sul carro del vincitore?
«Un numero non lo posso fare, e non svelo neanche i nomi. Però qualcuno c’è stato. Per me è un buon auspicio. Sarò il sindaco di tutti. A prescindere da giacchette e colori vari».
Si sente una rottamatrice della vecchia classe politica?
«No, sono solo una donna a disposizione di una città con tanti problemi. Sono vent’anni che questo territorio parla una lingua ormai superata. Per amministrare una città sono necessari modelli diversi. Una volta un sindaco era un erogatore di servizi oggi è un regolatore dei servizi. Occorre conoscere il territorio e prendere le risorse dove sono. Vogliamo diventare una città europea».
Qual è il suo legame con l’assessore regionale Andrea Gerosolimo?
«È un rapporto importante. È l’assessore regionale del territorio, l’unica figura istituzionale di livello, a parte quella del presidente della Provincia. A Gerosolimo possiamo fare riferimento. Saremo il suo pungolo: i primi a chiedere di difendere e promuovere il territorio».
Ma i maligni dicono che sarà telecomandata...
«E chi lo dice? Chi ha dimostrato di essere telecomandato in una campagna elettorale fatta di interferenze e bugie. Non sono telecomandata da nessuno, neanche da mio marito. Non sono un politico, farò anche scelte impopolari, perché non devo cercare il consenso a tutti i costi. Voglio solo il bene di Sulmona».
Il marito della Raggi, a Roma, ha scritto una lettera. Il suo che cosa dice?
«Enrico (La Civita, ndr) è un imprenditore di questo territorio, una persona che mi ha sostenuto fin dall’inizio, sobbarcandosi anche molti oneri familiari. Lui è la mia forza e farà parte della squadra».
Come concilierà il ruolo di mamma con quello di sindaco?
«Ma guardi che fino a ieri mica ho fatto solo la casalinga. Ho lavorato sempre a tempo pieno, sempre lontano da casa, i miei due figli sono nati con una mamma impegnata. Sono eccezionali e cerco di coinvolgerli in tutte le scelte. Poi ho una rete familiare che mi aiuta e mi sostiene. Spero che i miei figli, Matteo e Filiberto, capiscano l’importanza dell’impegno. Anche per loro sarà una crescita di senso civico».
La prima cosa che farà?
«Riprendere in mano tutta una serie di attività e di prossimi appuntamenti, a partire da Ovidio 2017. Ci saranno eventi che dureranno un anno e che saranno una vetrina per Sulmona. Vanno riprogrammate le attività e coinvolte le associazioni del territorio. Senza dimenticare l’attività ordinaria: la città è trascurata, ci sono problemi di manutenzione, di verde pubblico e di pulizia».
Il complimento che le ha fatto più piacere?
«Mi hanno detto che vedono in me un’occasione di svolta».
A quando la sua giunta?
«I tempi saranno stretti. Devo fermarmi un attimo a riflettere, ma sarò rapida. Sui nomi sto ragionando. Servono persone competenti».
Cosa dirà a Di Masci e agli altri dell’opposizione?
«Mi aspetto responsabilità. Vanno superati i brutti episodi di questa campagna elettorale».
Si riferisce alla querela del suo avversario?
«Ufficialmente non ho ricevuto nulla: bisogna vedere se la denuncia ha un fondamento di verità o se è solo un’altra bugia. Spero di superare le contrapposizioni perché a Sulmona non serve una classe dirigente spaccata. Dal professor Di Masci e dagli altri mi aspetto la capacità di stare all’interno di un percorso per l’interesse esclusivo della città».
Prima del voto ha fatto firmare un Patto del consigliere col quale i suoi 96 candidati si sono impegnati a non tradire gli elettori. E se qualcuno cambia casacca?
«Se ne assumerà la responsabilità. Esiste un contratto vero e proprio: chi non lo rispetterà dovrà dimettersi e fare spazio agli altri».
Quanto tempo dedicherà al suo lavoro e quanto all’attività di sindaco?
«Devo rivedere la mia attività privata, rivedere il mio ruolo all’interno della società dove faccio consulenza alle imprese. La maggior parte del mio tempo lo dedicherò al Comune: sarò un sindaco presente, sia negli uffici che tra la gente».
Un messaggio ai sulmonesi?
«Li ringrazio perché hanno avuto la forza di alzare la testa. Hanno detto sì a una proposta credibile di rinnovamento. Mi impegno a non deludere le loro aspettative e ad aprire una nuova pagina per la nostra bellissima città».
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