Casini: «Progetti fermi non per colpa nostra»

24 Maggio 2017

SULMONA. La ricostruzione post-sisma al palo in città continua a far discutere ordini professionali e politica. Il Pd invoca la riorganizzazione della macchina amministrativa per uscire dallo stallo...

SULMONA. La ricostruzione post-sisma al palo in città continua a far discutere ordini professionali e politica. Il Pd invoca la riorganizzazione della macchina amministrativa per uscire dallo stallo degli uffici comunali e tornare a dare risposte efficienti ai cittadini. «A partire dalla drammatica situazione dei lavoratori delle cooperative che da tempo immemore, ormai, assicurano servizi essenziali per l’amministrazione e per i quali bisogna espletare le previste procedure per una loro rinnovata conferma, a tutt’oggi non proprio all’orizzonte», interviene il segretario cittadino Pd Sergio Dante. «Il lassismo con cui si è affrontata la tematica con ritardi burocratici biblici, quand’anche giustificati da contingenti difficoltà degli uffici preposti, è inammissibile. È necessario uno scatto di orgoglio che veda protagonista in primis il sindaco, cui chiediamo di porre in essere ogni possibile iniziativa per portare a buon fine una vicenda che si trascina da fin troppo tempo, con grave pregiudizio di decine di lavoratori. L’inefficienza degli uffici comunali, acclarata dalla minacciata protesta da parte delle associazioni di categoria e degli ordini professionali, che lamentano la sostanziale chiusura dell’ufficio sisma, con la mancata utilizzazione dei cospicui fondi a disposizione, non può essere derubricata a momentanea difficoltà».
Il sindaco Annamaria Casini fa sapere che le circa 700 pratiche ferme sulla ricostruzione sono datate 2009 e che lei e la sua giunta stanno facendo il possibile per risolvere una situazione bloccata da otto anni. «Le pratiche ferme risalgono al 2009», sostiene, «dunque non si può attribuire tutto a quest’amministrazione che continua ad avere contatti costanti con gli ordini professionali a cui raccomando di mantenere il confronto nei toni istituzionali e nel rispetto dei ruoli, bandendo vendette e strumentalizzazioni. Farsi vedere non uniti in questa fase delicata è un errore che la città non merita». (f.p.)
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