Caso di Orio, Tiberti “corregge” Visconti

14 Aprile 2019

L’AQUILA. «Ho letto e non nascondo anche con stupore e disappunto, l’intervento del prof. Guido Visconti sul Centro con cui l’illustre professore celebra l’ex rettore dell’Università dell’Aquila,...

L’AQUILA. «Ho letto e non nascondo anche con stupore e disappunto, l’intervento del prof. Guido Visconti sul Centro con cui l’illustre professore celebra l’ex rettore dell’Università dell’Aquila, Ferdinando di Orio, come eroe dimenticato del post terremoto». Lo afferma in una nota il docente Sergio Tiberti. «Il prof. Visconti», prosegue, «è un accademico di rilievo ed è tra i riconosciuti esperti di fisica terrestre e meteorologia. Se è pur vero che gli scienziati meteorologi sono esperti in previsioni, talora difettano in analisi storica e retrospettiva, e questo sembra proprio il caso, Visconti dipinge uno scenario in cui l’uomo solo al comando avrebbe salvato l’Università dalla dispersione e dalla chiusura, dimenticando che fu l’azione e il sacrificio di tutto il corpo docente e del personale a rendere possibile la continuità della missione istituzionale dell’Ateneo, oltre a un consistente accordo di programma con il governo che garantì all’Ateneo un finanziamento costante per 6 anni. Come consigliere di amministrazione, di nomina ministeriale, nell’epoca del post terremoto sono testimone diretto che l’impegno fu corale e anzi non poche iniziative assunte dal rettore furono discusse, inclusa la forzatura che portò a una proroga di ben due anni del suo mandato scaduto nel 2011. Con riferimento alla vicenda Eni cui accenna Visconti, va ricordato che il tentativo dell’ex rettore di utilizzare i fondi Eni per l’ennesima cementificazione con consumo di territorio, per realizzare un progetto di dubbia utilità tra Coppito e Preturo, fu fortunatamente sventato da una incisiva azione di colleghi all’interno dell’Ateneo, tra cui il sottoscritto, consentendo così per fortuna della città che i fondi andassero al restauro della basilica di Collemaggio, oggi tornata al suo splendore».
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