Caso Fontana, cadono tutte le accuse

Archiviato anche il filone romano di una indagine per corruzione che coinvolgeva l’ex capo della Struttura di missione
L’AQUILA. Si chiude con una archiviazione anche il filone di inchiesta romano a carico di Gaetano Fontana nel quale l’ex capo della Struttura tecnica di missione (Stm) era accusato di corruzione. Fontana è stato uno dei protagonisti delle vicende del post-terremoto aquilano. Si insediò al vertice della Stm il 2 febbraio del 2010 quando la Protezione civile guidata da Bertolaso passò i poteri al commissario di governo che fu individuato nell’allora presidente della Regione Gianni Chiodi. Fontana fu fortemente voluto, per quell’incarico, dal vicecommissario Massimo Cialente, sindaco dell’Aquila. Un “idillio” che durò poche settimane, poi cominciarono feroci polemiche che si conclusero il 31 agosto del 2012 quanto con la legge Barca i poteri passarono agli enti locali con il filtro degli uffici speciali e con una “misteriosa” struttura di missione che da Roma ancora tira i fili (leggasi i soldi) della ricostruzione aquilana. Le inchieste aperte in questi anni su Gaetano Fontana hanno a che fare in parte con il suo ruolo nel post-terremoto. Ma per ricostruirle (semplificando per forza di cose) bisogna risalire alla madre di tutte le inchieste, la cosiddetta “Sanitopoli” che nel 2008 sconvolse la politica abruzzese e travolse l’allora governatore Ottaviano Del Turco (che è stato condannato in primo grado e in appello – con una riduzione della pena – e ora attende il giudizio della Cassazione atteso a fine anno). Gli investigatori, passando ai raggi X la storia personale degli indagati, scoprirono che il braccio destro di Del Turco, Lamberto Quarta, alla fine del 2008 (quindi dopo l’avvio di Sanitopoli), aveva ottenuto una consulenza da una società fino ad allora sconosciuta ai più, Ecosfera, ai cui vertici c’era Duilio Gruttadauria. Ne venne fuori un filone di indagine passato alla storia con il nome di “Caligola” nel quale finirono politici e funzionari regionali (il processo a carico di nove persone è fissato al 1° dicembre 2016). Nel mirino ci sono consulenze sospette che la Regione avrebbe affidato proprio a Ecosfera relative a progetti che godevano di fondi europei. Dalle carte di “Caligola”, a un tratto, spunta un’altra “costola”. Ecosfera sarebbe entrata a gamba tesa anche nella messa a punto di 4 piani di ricostruzione: Barisciano, Barete, Ocre, Tempera. E a favorire Ecosfera e quindi Gruttadauria sarebbe stato proprio Fontana. In sostanza Fontana avrebbe fatto in modo che i piani di ricostruzione fossero affidati all’università di Camerino la quale a sua volta avrebbe “girato” delle consulenze a Ecosfera. Fontana fu raggiunto da un avviso di garanzia all’inizio del 2012 pochi mesi prima di lasciare l’incarico di capo della Stm. Dopo due anni e mezzo, nel maggio 2014, l’inchiesta fu archiviata.
Ma la Procura dell’Aquila decise di inviare alcune carte del fascicolo archiviato alla Procura di Roma. Ed ecco che nel 2015 venne fuori l’ennesimo filone di inchiesta. Nel mirino questa volta il rapporto fra Fontana e Gruttadauria quando il primo era ai vertici del ministero delle Infrastrutture e dei trasporti (quindi in questo caso nulla a che fare col terremoto dell’Aquila). L’accusa di corruzione nasceva dal fatto che Fontana avrebbe comprato una casa a Roma a 350mila euro che poi avrebbe rivenduto l’anno dopo a Gruttadauria a 450mila. La differenza sarebbe stata – secondo l’accusa – una “mazzetta”. Il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Roma nelle scorse settimane ha archiviato anche questa inchiesta. Scrive il gip: «Deve osservarsi che le utilità che Fontana avrebbe ricevuto dovrebbero essere collegate o a un atto d’ufficio o a un atto contrario ai doveri dell’ufficio. Nel fascicolo processuale non vi è traccia, se non qualche generica telefonata, di tale collegamento».
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