«Caso sottovalutato, così è morto Mino»

9 Gennaio 2019

Parla la moglie del barista deceduto dopo due giorni al pronto soccorso: aveva forti dolori, dicevano che non era grave

AVEZZANO. «Non hanno capito la gravità della situazione, mio marito per loro non era grave. E poi è successo quello che non auguro a nessuno». Ernesta non si dà pace, piange. È la moglie di Mino Porcelli, barista 63enne di Luco dei Marsi, da anni gestore del bar di via Cavalieri di Vittorio Veneto ad Avezzano, morto dopo quasi due giorni dal ricovero “provvisorio” in Pronto soccorso, nel reparto di Osservazione breve. I carabinieri del nucleo operativo della compagnia di Avezzano, coordinati da Bruno Tarantini, hanno sequestrato le cartelle cliniche in attesa che venga eseguito l’esame sul corpo della vittima. Nelle parole della donna c’è tanta disperazione. «Quando giovedì pomeriggio siamo arrivati in ospedale mio marito accusava giramenti di testa e dolori al petto», racconta, «dopo quasi due giorni la tragedia e a quel punto non ho capito più niente. Mio marito continuava a dire di sentirsi male, ma veniva rassicurato. “Non ti preoccupare, non è niente di grave, stiamo facendo le analisi, non c’è niente” gli dicevano. Ed è rimasto due notti e due giorni lì. I medici sono venuti più volte a visitarlo», spiega la moglie, «e hanno detto che non era niente. Continuavano a dire “domani faremo analisi più approfondite”. Non gli è venuto in tempo. Dovevano capire subito la gravità. Invece la situazione è stata sottovalutata ed è finita come tutti sappiamo». Secondo la ricostruzione, l’uomo è arrivato al pronto soccorso giovedì pomeriggio, accompagnato dalla moglie Ernesta, a causa dei giramenti di testa e con un forte dolore dietro allo sterno. Dopo i primi accertamenti, è stato trasferito nel reparto di osservazione breve, fino al tragico epilogo di sabato mattina. «Qualche miglioramento l’aveva avuto in quelle ore», ricorda la signora Ernesta, «ma la sera prima di morire ha avuto un’altra crisi. Mi diceva di andare a casa, che non era necessario stare con lui. E proprio quella sera, la sera prima della tragedia, ha avuto una nuova ricaduta. Mi ha chiamato e volevo tornare. Lui mi ha rassicurato e mi ha detto di essere seguito, di non tornare. A quel punto, visti i nuovi dolori», si rammarica la donna, «avrebbero dovuto portarlo da qualche parte, avrebbero dovuto fare qualcosa. I miei cognati hanno presentato una denuncia. Vogliamo la verità».
Oggi sarà eseguita l’autopsia e ci saranno maggiore certezza sul caso. La procura della Repubblica di Avezzano ha aperto un fascicolo per omicidio colposo, al momento contro ignoti. Il sostituto procuratore Maurizio Maria Cerrato affiderà l’incarico a un anatomopatologo per eseguire l’esame sul corpo del barista.
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