Cassonetti da rimuovere I baristi: no alle sanzioni

30 Ottobre 2014

I commercianti: servono soluzioni alternative, i nostri locali non hanno spazi E c’è chi chiede un’isola ecologica in centro dove smaltire i rifiuti ogni giorno

AVEZZANO. I cassonetti per la raccolta dell’immondizia non possono entrare all’interno dei locali. I titolari delle attività commerciali fanno squadra e chiedono al Comune di far seguire all’ordine di rimozione dei secchi dai marciapiedi, un’alternativa che non sia quella di mettere i secchi all’interno dei locali. La legge, infatti, parla chiaro e ora i commercianti hanno paura delle ispezioni da parte della Asl e quindi delle multe. «È vero che ci sono state diverse riunioni anche con i rappresentanti delle associazioni di categoria», commenta Gianluca Cortese, titolare del bar “La dolce vita”, «ma di fatto non ci sono mai state presentate soluzioni a quello che ora per noi è davvero un grande problema. I locali del centro sono tutti molto piccoli. Quando l’ho fatto notare mi è stato risposto che l’alternativa sarebbe stata il pagamento dell’occupazione del suolo pubblico».

«All’interno del bar non c’è posto per i secchi dell’immondizia», aggiunge Vittoriano Zaurrini, del “Caffè Garibaldi”, «che sia il Comune a farci capire dove dobbiamo metterli. Ci siamo confrontati più volte con l’assessore Roberto Verdecchia e gli abbiamo spiegato che non possiamo mettere nelle cucine i secchi e nemmeno di fianco alle persone che mangiano fuori seduti ai tavolinetti del bar».

«Prima della rimozione dei secchi», continua Claudio Cosimo, titolare del locale “Il bigné”, «sarebbe stato opportuno predisporre delle isole ecologiche, in più punti del centro, dove portare l’immondizia. Con la distribuzione di secchi e bustoni numerati in modo da poter risalire alle attività che scaricano lì i rifiuti».

«È necessario che ci siano delle isole di raccolta. Ci sono regole ben precise per la gestione dei rifiuti», spiega Mauro Orfanelli del bar “Conca d’oro”, «considerata la situazione che si è venuta a creare, a oggi poco chiara per tutti, chiediamo quantomeno che sia concesso un mese di proroga all’ordinanza in modo che tutti i bar possano mettersi in regola».

«Chi è stato chiamato a risolvere un problema in realtà così facendo lo ha creato», incalza Amerigo Aloisi del bar “Noà”, «all’ordine di rimozione credo che sarebbe stato giusto far seguire anche una proposta fattibile soprattutto per i bar e i locali che producono più umido rispetto ad altri negozi. Alla fine, se non ci spiegheranno come metterci in regola, saremo costretti a riportarci l’immondizia a casa e poi la mattina portarla ai centri di raccolta fuori città». Anche Antonio Nanni, titolare del bar pasticceria Olimpia e portavoce della nascente Aba (Associazione bar Avezzano), chiede più tempo per tutelare i commercianti. «Chi apre una nuova attività», chiarisce Nanni, «è giusto che sappia che le regole oggi ci sono e vanno rispettate. È normale che chi ha un’attività da tanti anni, in pieno centro, in locali piccolissimi, oggi si ritrova con un problema che va risolto nel minor tempo possibile». C’è anche chi, però, plaude all’iniziativa del Comune. «L’immondizia si produce in tutte le città d’Italia», dice Tiziana Sestini di “Abbiglieria”, «ma in nessuna città degna di questo nome si vedono enormi cassonetti parcheggiati sui marciapiedi. Vanno rimossi». Ornella Gemini, della libreria Mondadori ha già sostituito i vecchi cassonetti con dei piccoli secchi: «È vero che i bar hanno un problema diverso dal nostro, ma è giusto comunque mettersi in regola».

Magda Tirabassi

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