Castel del Monte e gli ultimi transumanti
Crescono i consensi attorno alla candidatura a patrimonio dell’Unesco della migrazione delle greggi
“Soffre la pastorale rozza famiglia e reclamar non può se manca il pane.”
Questi versi del pastore, poeta e artista del legno Francesco Giuliani di Castel del Monte sono quanto di più esplicativo possa esprimere ciò che è l’attività della pastorizia e cosa sia stata la transumanza.
Attivarsi affinché il fenomeno sia riconosciuto come patrimonio transazionale dell’Umanità vuol dire riconoscere e dare onore a quel mondo fatto di fatica e di sacrifici e spesso deriso ed emarginato dalle politiche dei governanti siano quelli del Regno di Napoli, che non tutelarono più i diritti dei tratturi, sia quelli della Repubblica che non hanno saputo adeguatamente sostenere questa attività che appartiene alla storia economica e culturale non solo dell’Abruzzo.
Oggi, che il fenomeno della transumanza appartiene alla storia della nostra gente, ritengo si debba dare il giusto riconoscimento alle tante generazioni di pastori che tale storia hanno scritto.
Il camminamento di quel lungo e bianco fiume silente ha segnato per secoli il vissuto economico e sociale, nonché la cultura delle regioni interessate al suo passaggio: chiese, edicole votive, termini dialettali, credenze popolari, gastronomia, riti religiosi sono strettamente connessi al fenomeno della transumanza.
Nel maggio 2004, nel celebrare in Santa Maria di Collemaggio, all’Aquila, il fenomeno sociale ed economico della transumanza, con l’emissione di un apposito francobollo da parte di Poste Italiane, il Comune di Castel del Monte premiò, con una medaglia d’onore dell’allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, Leotizio Aromatario, il pastore più anziano tra coloro che percorrevano annualmente, in primavera e in autunno, il Tratturo sin dalla più giovane età, prima a piedi e poi con i diversi mezzi di trasporto.
Scomparso nel 2005 questo pastore con poca istruzione, ma dalla acuta intelligenza, restano oggi testimoni di quella epopea i nostri concittadini Gino e Umberto Giuliani e Donato Mucciante che, oggi anziani, sono stati gli ultimi pastori a fare vivere quella storia di un fenomeno economico e sociale che potrebbe, con tutto il suo bagaglio culturale, essere lo strumento, l’ennesimo tentativo, per la valorizzazione di un territorio regionale che ha conosciuto, purtroppo, tante illusioni e parecchie delusioni.
*ex sindaco
di Castel del Monte
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