Castel del Monte onora Bottiglione

L’ex sindaco Basile: «Promotore e animatore del nostro Primo Maggio»
“Su fratelli, su compagne, su, venite in fitta schiera (…). Il riscatto del lavoro dei suoi figli opra sarà…”
“L'Inno dei lavoratori”, in origine, “Il canto dei lavoratori”, è un canto operaio composto e musicato in Italia nella primavera del 1886. A comporlo fu Filippo Turati, fondatore nel 1892 del Partito Socialista. La prima esecuzione pubblica ebbe luogo a Milano il 27 marzo 1886, nel salone del Consolato operaio ad opera della Corale Gaetano Donizetti,. ma venne vietato dal governo Depretis in occasione di una manifestazione pubblica da tenersi il 28 marzo 1886.
Portella della Ginestra (Palermo) il Primo Maggio del 1947 è la ricorrenza più drammatica della festa dei lavoratori.
La mafia politica, allo scopo di reprimere il moto dei contadini per l’assegnazione delle terre incolte dei grandi proprietari terrieri, affida alla banda di Salvatore Giuliano il criminale disegno di sparare sui lavoratori in festa uccidendone quattordici e ferendone una trentina.
Il Primo Maggio a Castel del Monte per decenni è stato la banda che con le sue marcette, ha animato le vie del paese, il corteo, con le bandiere rosse al suono dell’inno dei lavoratori, il comizio, con il quale si reclamavano maggiori diritti e maggiore tutela per il mondo del lavoro sollecitando le coscienze e la mobilitazione.
Ogni Primo Maggio i lavoratori, i disoccupati, si sono mobilitati riempiendo la piazza con un’alta presa di coscienza osteggiando, esibendo, con l’orgoglio dell’appartenenza, il fiocchetto di carta rossa, confezionato dalle loro stesse figlie, appuntato sulla giacca. C’è chi sfidava persino il divieto di festeggiare il Primo Maggio 1923, col regime fascista, come Giulio Coletta “de pesciòne” che, coraggiosamente, come in una sorta di sfida a viso aperto, scendeva in piazza sfoggiando un garofano rosso all’occhiello della giacca e ornando con un grande fiocco rosso persino la sua cagnetta che lo accompagnava subendo così il pestaggio degli squadristi locali.
Castel del Monte, paese di emigranti, ha esportato questa sua coscienza progressista anche nei Paesi di immigrazione come documentato da tante foto come questa del 1926 a Fenain in Francia. Tra i suoi figli attivisti più significativi c’è anche Vincenzo Domenicucci già primo Sindaco socialista del nostro paese dal 1920 al 1922 quando fu destituito dal fascismo dopo la Marcia su Roma. Gli anni passano, le situazioni cambiano con il tempo. Le conquiste ottenute in anni di lotte sono andate quasi del tutto perse ed è quasi sempre difficile mobilitare, sensibilizzare le coscienze che si sono cullate in quei diritti acquisiti. Anche perché lo stesso mondo del lavoro si è profondamente modificato e la situazione di chi lavora sembra tornata ai tempi dell’inizio del secolo scorso. Nel nostro paese continua la tradizione della festa del Primo Maggio che è soprattutto un momento per rincontrarsi, per socializzare, per onorare con un cuscino di garofani rossi il sacrificio e la memoria di quanti hanno cercato “Nel lavoro il riscatto”. Tutto ciò grazie all’impegno di alcuni, che in questo Primo Maggio, insieme a tutti noi, avvertiranno un’assenza, quella dell’amico Alfredo Bottiglione, già assessore comunale dal 1980 al 1985, per anni, insieme agli amici del Comitato e col patrocinio del Comune di Castel del Monte, promotore e animatore del Primo Maggio che quest’anno ha il sapore malinconico del vuoto di quella presenza gioiosa e piena di voglia di vita.
Il Comitato Primo Maggio di Castel del Monte lo vuole ricordare con una pubblicazione e il coinvolgimento degli alunni delle scuole elementari e medie dell’Istituto comprensivo di San Pio-Navelli diretto dalla dottoressa Domenica Pagano attraverso un concorso sul tema “Il lavoro rende dignitosa la vita della persona umana, uomo o donna che sia”.
*ex sindaco di Castel del Monte
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