Castello di Preturo: pronti a ripartire gli scavi archeologici

In corso il disboscamento preliminare nell’area interessata Impegnati Aduc e Università, ma continua la ricerca di fondi
L’AQUILA. Verso la riapertura gli scavi archeologici del castello di Preturo. I primi a edificarlo furono i Franchi addirittura nel IX secolo, quasi 1.200 anni fa. Il maniero ebbe un ruolo importante per oltre 200 anni poi il declino fino al XIII secolo quando, anche a causa della fondazione dell’Aquila, molte strutture fortificate persero centralità. Nei secoli successivi il castello è stato inghiottito da terra e vegetazione anche se il suo “ricordo” si è tramandato di generazione in generazione ed è arrivato fino a noi.
Da qualche anno grazie all’Aduc di Preturo, Cese, Colle, San Marco e Pozza (che gestisce l’uso civico) si sta lavorando alla riscoperta e valorizzazione di un importante pezzo di storia del territorio aquilano. E questo grazie anche alla collaborazione che l’Aduc ha avviato con l’Università dell’Aquila e la Soprintendenza. Il coordinatore scientifico dei lavori è il professor Alfonso Forgione, docente di Archeologia medioevale. In questi giorni si sta facendo un’opera di mirato disboscamento dell’area su cui insiste il castello per poter così a breve ripartire con gli scavi archeologici.
Da quello che finora si sa, la struttura non doveva essere molto grande: c’era una torre, l’alloggio del signore (il dominus), una cisterna per raccogliere l’acqua, locali per immagazzinare provviste e per le armi. La cosa più interessante però è che intorno al castello c’era un vero e proprio villaggio fatto di capanne che poggiavano su terrazzamenti di pietra (che ancora sono ben visibili) realizzati con la forza delle braccia dai contadini che al “dominus” chiedevano soprattutto sicurezza e possibilità di coltivare in autonomia la terra pagando naturalmente le “tasse”. Nei pressi del villaggio c’erano gli orti – che così erano ben vigilati – e a valle le altre coltivazioni come per esempio il grano.
Il castello è già visitabile. Lo si raggiunge (dal punto in cui è possibile arrivare con la macchina) in un quarto d’ora facendo una salita sterrata e molto ripida che ripercorre per grandi linee quello che era il “corso” del villaggio medioevale. In cima è stata già posizionata una struttura in legno sotto la quale ci si può sedere per riposare o consumare un panino. Ma chi arriva al castello può soprattutto godere dello spettacolo unico della piana di Preturo con sullo sfondo tutta l’imponenza della città dell’Aquila. L’Aduc oltre che mettere in gioco fondi propri, di recente ha avuto anche l’appoggio del Comune dell’Aquila, che ha deciso di sostenere l’iniziativa “turistica e culturale” mediante un apposito stanziamento inserito nel bilancio di previsione 2023-2025. Un contributo, sempre relativo alla valorizzazione turistica del castello, potrebbe presto arrivare anche dalla Fondazione Carispaq. Una grossa mano la danno poi tutte le associazioni di volontariato che gravitano su Preturo.
L’Aduc è impegnata pure a sostenere studi sulla storia del territorio. Di recente è stato pubblicato dalla Deputazione di storia patria il volume di Fabio Lorenzetti su “Insediamenti medievali ad Amiternum tra i territori di San Vittorino e Preturo-Una nuova proposta di ubicazione della cella farfense di Santa Maria in Loriano”. La “cella”, una sorta di piccolo convento farfense, dovrebbe trovarsi a valle non lontano dallo sbocco del rettilineo Coppito-Preturo. «Le continue ricerche in atto che noi dell’Aduc di Preturo stiamo sostenendo economicamente», è scritto in una nota, «come nel caso degli scavi archeologici del castello di Preturo e il sostegno economico per la pubblicazione del libro di Lorenzetti, stanno rivelando nuove situazioni storiche che danno certezze sull'importanza bimillenaria del territorio in cui viviamo».
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