Cattedrale, altre 20 salme sotto una botola

La rivelazione del canonico D’Ascenzo apre nuovi scenari nella ricerca delle reliquie di San Massimo
L’AQUILA. Una ventina di salme furono rinvenute nel 2009 sotto alla sagrestia del Duomo. Corpi che aspettano ancora di essere identificati e tra i quali potrebbero essere custodite le reliquie di San Massimo.
Un nuovo tassello si aggiunge al complesso puzzle del sottosuolo della cattedrale e a rivelarlo è il parroco, il canonico don Renzo D’Ascenzo. Il ritrovamento di dieci anni fa, mai rivelato prima, ha un significato particolarmente importante all’indomani del rinvenimento dei resti di tre corpi davanti all’altare maggiore della chiesa. I lavori di ricostruzione del Duomo potrebbero essere, infatti, l’ultima occasione per recuperare le spoglie di San Massimo di cui si è persa ogni traccia da secoli. Secondo le fonti storiche, le reliquie del Santo furono spostate all’Aquila, appena fondata, nel 1256 e tumulate nella cattedrale, ma nessuno sa con esattezza quale potrebbe essere la loro collocazione. Neanche le ricerche disposte anni fa dal defunto arcivescovo Peressin sono riuscite a recuperare le reliquie, ma portarono alla scoperta di numerosi resti umani appartenenti a canonici. La speranza, ora, negli ambienti ecclesiastici, è che la Soprintendenza possa farsi carico non solo dell’identificazione delle ultime salme rinvenute, ma anche di quelle che aspettano da dieci anni di essere studiate. Il “sogno” per tutti è di poter finalmente recuperare le spoglie del santo patrono della città. Intanto, i tre corpi rinvenuti qualche settimana fa «sono stati collocati dall’Arcidiocesi, d’accordo con la Soprintendenza, in un luogo idoneo per procedere alla ricognizione e permettere le normali procedure previste dalle legge nel caso di simili ritrovamenti», come spiega don Claudio Tracanna, incaricato per le comunicazioni sociali della Conferenza episcopale Abruzzo-Molise. «Il parroco della cattedrale, il canonico don Renzo D’Ascenzo, appresa la notizia del ritrovamento, ha ricordato come prima del sisma del 2009 già erano state ritrovate alcune salme. Infatti, in occasione del restauro della monumentale sacrestia lignea, si procedette anche al rifacimento del pavimento della stessa. Proprio durante lo smantellamento del pavimento venne notata una botola che portava al piano inferiore della sagrestia dove vennero scoperte molte bare. Si decise di rinviare a un secondo momento la ricognizione di quelle salme, ma poi intervenne il terremoto». In occasione del ritrovamento, don Renzo interessò il professore di Archeologia medievale dell’Università, Fabio Redi, affinché fornisse il suo aiuto per il rinvenimento delle reliquie di San Massimo. «Proprio nella zona sotto la finta cupola, distrutta dal sisma di undici anni fa, Redi scoprì con un georadar la presenza di elementi sotto il pavimento», conclude don Claudio. «Si decise di valutare il da farsi, ma il terremoto interruppe le ricerche commissionate dal parroco di San Massimo». Le indagini delle settimane scorse si sono soffermate proprio nella zona individuata allora da Redi. Lo studio dei resti e in particolare l’apertura di due cilindri di piombo, seppelliti con i corpi, potrebbero finalmente svelare un mistero secolare.
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