Cecchini, giorno dell’addio L’omaggio del “suo” Liceo

7 Gennaio 2021

Stamattina camera ardente nella sala consiliare, alle 15 funerali a Collemaggio Il “Cotugno” lo commemora con una locandina teatrale del giugno 1943

L’AQUILA. Una valanga di affetto e cordoglio. La morte dell’avvocato Attilio Cecchini a 95 anni ha suscitato in tutta la città un enorme impatto emotivo. Sui social centinaia di messaggi hanno testimoniato – ammesso che ce ne fosse bisogno – la grande stima che tantissimi nutrivano per un personaggio che all’Aquila, ma non solo, mancherà molto. Questa mattina alle 11 sarà aperta la camera ardente nella sala del consiglio comunale a Villa Gioia. Alle 15 la cerimonia funebre nella basilica di Collemaggio. Sarà l’occasione – se pur nella necessità di osservare le norme anti-Covid – per chi lo vorrà di dare l’ultimo saluto a don Attilio che ha lavorato fino a quando la malattia non ha avuto la meglio. Tra i messaggi di cordoglio che si sono susseguiti da quando, mercoledì pomeriggio, si è diffusa la notizia, anche quello di Emanuele Imprudente, vicepresidente della giunta regionale. «La morte dell’avvocato Attilio Cecchini» afferma Imprudente «lascia costernati e attoniti. La città e l’intera regione perdono un maestro, un simbolo, un riferimento imprescindibile per la legge, la cultura, il giornalismo, le battaglie sociali. Lascia un’eredità sconfinata e un monito prezioso, lo stimolo a proseguire nel solco della trasparenza, dell’onestà e del rispetto. Diciamo addio a un vero intellettuale che ha speso una vita intera nella difesa dei diritti, in tribunale come nelle innumerevoli attività che ha portato avanti negli altri ambiti». Il messaggio più “originale” è stato quello comparso sulla pagina Facebook del Liceo classico “Cotugno”. È stata pubblicata una locandina “storica” che risale a martedì 1 giugno 1943 (da lì a meno di due mesi sarebbe crollato il regime fascista) che annunciava un “trattenimento musico-drammatico-vocale” nella sala Patini offerto dai “maturati del 1943” fra cui c’era il 18enne Attilio Cecchini che recitò testi scritti da lui e interpretò il personaggio di Rosario Chiarchiaro nell’atto unico “La patente” di Luigi Pirandello. Già da allora Cecchini aveva una attitudine e una passione per l’arte e la letteratura. Fra la fine degli anni Cinquanta e i primi anni Sessanta scrisse delle poesie, alcune delle quali sono state pubblicate nel volume che il giornalista Angelo De Nicola gli ha dedicato due anni fa. Una si intitola “Inno alla morte” e inizia così: “Sei stampata/Morte/ sul mio pennone/Io corro con gli altri/ avvinto a tanta corsara vita/ i mari dell’ignominia/ mentre tu Morte/ sventoli in noi trepida di sangue da gelare”.
La vita corsara di Cecchini si è fermata a 95 anni ma ha ancora tanto da insegnare a chi lo ha conosciuto e a chi vorrà conoscerlo attraverso nelle parole di chi gli ha voluto bene. Quando gli fu consegnata la targa di platino per i 70 anni di carriera forense disse, rivolto soprattutto ai suoi colleghi più giovani: «Tappatevi le orecchie al canto delle sirene giustizialiste. Sono convinto che stiamo vivendo un’aggressione ai valori in cui ci siamo formati». Giustizia sì, ma mai giustizialismo. Era questa la sua stella polare. Fra i messaggi “postati” su Facebook quello dell’ex sindaco Giuseppe Placidi che ha scritto «Don Attilio ha tracciato un lunghissimo percorso di vita sempre spesa per l’affermazione della giustizia sotto ogni profilo e soprattutto attento alla difesa della libertà e della democrazia. L’aquilanità perde un personaggio speciale di quelli che si trovano sempre meno».
Dopo i funerali ci sarà la tumulazione nella cappella di famiglia nel cimitero dell’Aquila.
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