Celano, inchiesta “Acqua fresca” Milo: non c’è un sistema Piccone

14 Maggio 2024

Contestate tutte le accuse mosse all’ex parlamentare: «Non ha mai perseguito interessi personali» Attesa per lunedì prossimo la decisione del giudice sui 33 rinvii a giudizio chiesti dal pm Sgambati

AVEZZANO. «Non esiste un sistema Piccone». Questa la tesi sostenuta ieri mattina dall’avvocato Antonio Milo, difensore dell’ex parlamentare Filippo Piccone, coinvolto insieme ad amministratori e tecnici nell’inchiesta “Acqua fresca”. Le accuse, a vario titolo, sono di istigazione alla corruzione, turbata libertà degli incanti, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici e alla rivelazione e utilizzazione di segreti di ufficio.
Il gup, Daria Lombardi, ieri mattina ha ascoltato le arringhe di un altro gruppo di legali che difende gli imputati nella vicenda, complessivamente 33. Oltre a Milo, hanno contestato le accuse nei confronti dei loro assistititi, i legali Giorgio Perroni, Franco Colucci, Alessandro Fanelli, Gianluca Presutti e Crescenzo Presutti. «Con il collega Michele Lioi, abbiamo contestato le accuse mosse nei confronti del mio assistito (Piccone che all’epoca dei fatti ricopriva il ruolo di vicesindaco al Comune di Celano), «e soprattutto abbiamo spiegato che non esiste il sistema Piccone. Perché l’onorevole ha avuto sempre come obiettivo il bene pubblico. Il suo intento è stato sempre rendere Celano una città più vivibile e più attenta al sociale, con iniziative meritorie. Non ha mai perseguito interessi personali». L’udienza di ieri è la terza nella quale viene data la parola ai legali degli amministratori, dirigenti e tecnici coinvolti nell’inchiesta “Acqua fresca” che portò il 22 febbraio 2021 agli arresti del sindaco Settimio Santilli e dell’ex parlamentare Piccone. Lunedì prossimo ci sarà la decisione del gup Lombardi. A metà mese era stata depositata la superperizia dell’inchiesta, ovvero 3.500 pagine delle intercettazioni ritrascritte dopo la richiesta avanzata dalle difese. Il pubblico ministero Luigi Sgambati, al termine della requisitoria di tre settimane fa, durata poco meno di mezz’ora, ha chiesto il processo per i 33 imputati. Nell’udienza di ieri, inoltre, Milo ha ribadito che «anche il primo cittadino Santilli ha avuto come scopo il bene dei celanesi. Ha realizzato parchi giochi, scuole, e tante altre opere pubbliche esclusivamente per il bene pubblico. Non è mai prevalso l’interesse privato».
Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Franco Colucci, Gianluca Presutti, Roberto Verdecchia, Vittoriano Frigioni, Domenicantonio Angeloni, Michele Lioi e Antonio Milo.
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